Aderisci a Di Nuovo!

Se vuoi anche tu mettere una firma al documento La Nostra Libertà, che trovi QUI, manda una email a: adesionedinuovo@tiscali.it Grazie a nome di tutte!

Per informazioni su Di Nuovo e sullo spettacolo Libere, e per aderire all'associazione: info.dinuovo@gmail.com
Per sostenerci: IBAN IT35P0200805227000401400557


Se non ora, quando?

Per tutte le iniziative della mobilitazione Se Non Ora Quando? promossa e sostenuta dall'associazione Di Nuovo consulta il blog


martedì 30 agosto 2011

Libere a InArteDonna - festival del teatro delle donne

21 settembre 2011 - ore 21.30 - Altana e cortile del Castello, Calenzano (FI)

VIDEO:
LIBERE di Cristina Comencini
VACANZA, TREVI, IL GIARDINO DI ECHO PARK di Monica Gazzo
MARCELLE RAGOT di Daniela Trastulli
VIDEAZIONE METABASICA di Bona Baraldi

segue INCONTRO L’immagine, il corpo e l’identità delle donne

MOSTRE:
foto e opere di Laura Albano, Monica Gazzo, Barbara Paveri

PERFORMANCE:
CAMILLE CLAUDEL di Monica Bauco
DONNA di Bona Baraldi


INARTEDONNA AVAMPOSTI CalenzanoTeatroFestival edizione 0II 16-24 settembre 2011

Nel ventesimo anniversario del Teatro delle Donne il festival e il premio di drammaturgia saranno dedicati alle autrici di teatro e al tema dell’immagine e dell’identità delle donne.
Il bisogno a cui vogliamo rispondere è la necessità, ormai indubbia, che c’è nel nostro paese di dar vita ad una cultura diversa per quanto riguarda le donne, di dar voce a quello che le donne pensano, vivono nella realtà, cioè fuori dagli stereotipi proposti dai media e dalla cultura dominante, oggi più che mai connotata dalla prevalenza di un’idea tutta maschile di cosa sono le donne.
Le italiane hanno ottenuto importanti conquiste negli ultimi 35-40 anni ma a queste conquiste a livello legislativo non è corrisposto un reale cambiamento in ambito culturale e sociale. La stessa mancanza di rappresentanza politica ne è la dimostrazione, come lo è la disoccupazione femminile, i minori compensi delle donne, il precariato e la difficoltà di conciliare la maternità con una qualsiasi attività lavorativa. Ma soprattutto lo è la diffusione della violenza contro le donne, che è la seconda causa di morte per le donne italiane.
L’immagine della donna nella pubblicità e nelle trasmissioni TV è scivolata verso un baratro di volgarità, aggressività, cattivo gusto. Dato che la pubblicità in qualche modo rappresenta la realtà se ne può dedurre che a peggiorare sia stata la società. La cultura di massa del nostro paese non si è mai liberata di alcuni pregiudizi e sterotipi sulle donne e sugli uomini che rimandano in maniera impressionante a quelli degli anni cinquanta e sessanta. E si è di fatto radicalizzato un fenomeno, quello della dittatura della bellezza, con conseguenze devastanti sul corpo delle donne e sulle loro menti.
Che il problema sia culturale e che solo in quest’ambito possa essere risolto è più che evidente. Infatti cos’ha reso possibile il dilagare dell’attuale immagine della donna se non la mancanza di una cultura alternativa? Cos’è mancato se non la voce e il punto di vista delle donne?
A questo si può cercare di porre rimedio attraverso l’Arte. Perché gli artisti, da sempre, interpretano e connotano e la loro epoca.
L’obiettivo è quello di iniziare a dar vita ad un’immagine altra della donna proposta dalle stesse donne artiste, che si rendano interpreti della realtà di tutte le donne che vivono, lavorano, studiano nel nostro paese. Per dire basta ad una dittatura mediatica che ha imposto un modello di donna che non ci somiglia.
E’ indubbio che oggi il teatro sia una degli strumenti e dei settori più liberi ed indipendenti per trattare alcune specifiche tematiche. Il Teatro delle Donne da venti anni opera in questo senso con l’ausilio di circa 190 autrici di teatro di cui ha catalogato, presentato e promosso i testi.
Affronteremo nel nostro festival il tema dell’immagine e del corpo delle donne presentando testi di drammaturgia contemporanea ma anche mostre fotografiche e di pittura, video, libri, performance e tutto quello che mette in scena la creatività femminile per mostrare un’immagine della donna dal punto di vista delle donne.
AVAMPOSTI è festival radicato sul territorio che coinvolge i luoghi anche non teatrali di Calenzano (oltre al teatro lo spazio del Castello, dallo splendido giardino all’altana, e l’Oratorio del S.S. Sacramento).
Presenteremo letture sceniche, studi e anteprime di nuove messe in scena affrontando i temi più aspri, come quello della violenza, o i più difficili, come quello della manipolazione dell’immagine e del corpo della donna.
Abbiamo accolto con entusiasmo nuove proposte di autrici che da molti anni collaborano con noi ma abbiamo aperto anche alle più giovani con il premio di drammaturgia AVAMPOSTI D’AUTORE, interamente dedicato alle autrici di teatro, a cui è stato chiesto di scrivere ed inviare testi che trattino il tema dell’identità femminile nel nostro paese. I primi 6-8 testi selezionati dalla giuria verranno presentati in lettura il 17 settembre.

domenica 7 agosto 2011

LIBERE a Cortemilia (Cuneo)



La forza e la grande capacità di "Libere" di CristinaComencini,di provocare la riflessione e favorire il dibattito sono ormai fuori discussione, il pathos e la straordinaria tensione emotiva che,anche nel video, si percepiscono, sono ormai un leitmotiv a cui continuo a non abituarmi, ma vedere Lunetta e Isabella sullo schermo
posizionato all'interno di una bellissima chiesa sconsacrata del cinquecento facente parte di un monastero benedettino è stato comunque particolare!
Continuo ad essere convinta che le potenzialità di questo spettacolo devono
esser sfruttate soprattutto nei piccoli centri, come a Cortemila (Cuneo), dove un evento come la Festa dell'Unità(lì si chiama ancora così!) richiama ancora tantissime persone e favorisce un modo vero e autentico di discutere e dibattere su temi anchelì molto sentiti.
La ricchezza e la vivacità di questi territori è testimoniata da una mostra all'interno della Chiesache ripercorre il lungo percorso di lotta che queste popolazioni della Val Bormida hanno intrapreso negli anni 80 e 90 contro l'ACNA Azienda Coloranti Nazionali e Affini,altamente inquinante e nociva per le persone e i territori circostanti, percorso che è sfociato nella chiusura dell'Azienda alla fine degli anni 90.
Anche lì, neanche a dirlo, le più agguerrite ed organizzate sono state le donne!

mercoledì 20 luglio 2011

Autonome, organizzate
e inclusive: sconti a nessuno
di Stefanella Campana

Al Cedaw (ONU) le risposte inevase del governo
Non faranno sconti a nessuno. Le donne che si riconoscono in SeNonOraQuando sono state molto chiare a Siena. Non sono antipolitiche come qualcuno ha frainteso per alcuni fischi “critici” nei confronti della politica, ma misureranno tutte le azioni che prenderanno i partiti, da destra e da sinistra, in merito all’agenda che proporranno le donne, tutte quelle che intendono starci, senza pregiudizi e pregiudiziali. Una fase del femminismo, paragonato da sempre a un fiume carsico che entra ed esce dal mondo visibile mantenendo intatta la sua portata, sembra conclusa. Il movimento di SNOQ vuole essere organizzato (la rete delle donne è dato per acquisito: gli oltre cento comitati territoriali agiscono in base alla propria realtà), stabile, autonomo e inclusivo delle tante differenze, da chi porta l’esperienza della storia e del pensiero delle donne a partire dagli anni Settanta alle più giovani che devono cercare il proprio modo di esprimere idee, progetti e la propria libertà. Intanto il successo alle elezioni amministrative che ha portato molte donne al governo delle città (Torino, Milano, Bologna, Cagliari, Napoli…) e messo in crisi quello che le aveva ignorate (vedi Roma) hanno il segno della ritrovata forza delle donne nel difendere i propri diritti.
Anche a livello internazionale le donne italiane si sono fatte sentire, come al CEDAW , uno dei principali trattati delle Nazioni unite, sottoscritto da quasi tutti i Paesi del mondo, per assicurare l’applicazione e il pieno godimento dei diritti delle donne. L’Italia ha ratificato la Convenzione per l’Eliminazione di ogni discriminazione contro le donne nel 1985. Ogni 4 anni i vari governi devono presentare un rapporto ad un Comitato di 23 membri, esperti da tutto il mondo, per illustrare cosa hanno migliorato, come e quali risultati hanno ottenuto. Nel corso della 49a sessione alle Nazioni Unite, il 14 luglio a New York, hanno risposto i rappresentanti del governo italiano. Come voce di controcampo, il comitato ha ricevuto altri 4 rapporti ombra, tra cui quello preparato dalla piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW”, che mette in luce quanto ancora c’è da fare in Italia per garantire un eguale e soprattutto reale accesso e partecipazione alla politica, al lavoro, alla salute, alla protezione dalla violenza, alla cultura etc.. a tutte le italiane, migranti, seconda generazione, disabili, rom e alle persone con diverso orientamento sessuale. Era la prima volta che la società civile italiana presentava un rapporto ombra e partecipava alla sessione di valutazione. Il rapporto, elaborato ha raccolto l’adesione di oltre 120 organizzazioni della società civile sia nazionali che locali e centinaia tra di singoli donne e uomini, creando un comune denominatore tra tante realtà molto diverse tra loro.
I rappresentanti del governo hanno risposto alle domande del Comitato CEDAW alle Nazioni Unite per quel che hanno potuto ma non sono stati in grado di dare informazioni esaustive in diversi punti critici. Molte domande sono rimaste inevase. Ad esempio, avanzare il pretesto dei problemi di budget per giustificare la non applicazione di politiche inclusive delle donne non può essere utilizzata perché molte azioni possono realizzarsi senza intaccare il bilancio, anzi, utilizzare un approccio di genere potrebbe rendere molto più efficiente l’allocazione delle voci della spesa pubblica permettendo l’inclusione delle donne in ogni settore e l’accesso ai loro diritti al pari di quelli degli uomini. Lo smalto che ha perso l’Italia nei contesti internazionali è anche dovuto al fatto che non si rispetta mai lo standard internazionale richiesto. Siamo tra gli ultimi nelle classifiche europee che indicano quanto un paese sta progredendo, e, pur essendo tra i paesi del G8, non siamo di esempio per gli altri perché non applichiamo molte delle direttive europee che ci renderebbero più credibili davanti alle Nazioni Unite. Un esempio? La l.188/2007 sulla base di una direttiva europea aiutava a contrastare la pratica delle dimissioni in bianco sopratutto per donne in maternità ed è stato uno degli atti abrogati dalgoverno nel 2008. Noi donne garantiamo il ricambio generazionale per la società italiana, mettendoci il nostro sforzo fisico, psicologico, emotivo perché incinte, e dopo abbiamo una buona possibilità di restare a casa, senza possibilità di scegliere e tornare a lavorare, come il diritto alla maternità che si sta sempre più restringendo in tutte le regioni. Quanto ancora dovremo aspettare? In Italia le donne contano oltre il 53% della popolazione, e una democrazia di solito è rappresentata dalla maggioranza. Basterebbe applicare l’art.51 della Costituzione per avere più donne in politica. Siamo noi a laurearci di più e con i migliori voti, ma solo il 14% delle donne è professore ordinario all’università. Poco meno di una donna su due lavora, a sud una su tre, le altre perdono la speranza e non cercano neanche lavoro. Lo sforzo delle politiche va nella direzione di rimettere a casa, ma forse il governo non ha capito che i tempi sono cambiati e che saremo noi, che da secoli sopportiamo le maggiori sofferenze e perdite, che siamo il fattore di sviluppo e progresso per garantire a tutti il pieno godimento della vita.
Si potrà avviare un dialogo costruttivo, per cercare di cambiare, insieme, il presente e il futuro delle donne in Italia?



Aderiscono alla piattaforma Lavori in Corsa – 30 anni CEDAW: Fondazione Pangea Onlus, Giuristi Democratici, ActionAid, ARCS-ARCI Cultura e Sviluppo, IMED- Istituto per il Mediterraneo, Be Free, Fratelli dell’Uomo, Differenza Donna ONG.

martedì 12 luglio 2011

Un paese anche per donne

di Sara Ventroni su Europa 12 luglio 2011

In questi cinque mesi sono state dette e scritte molte cose sulla manifestazione del 13 febbraio. Qualcuno ha pensato che la questione riguardasse solo le donne, altri hanno capito che quel giorno le donne parlavano per l’Italia intera.
Così, il motto preso in prestito da Primo Levi, “Se non ora quando?” è diventato, oltre ogni nostra previsione, il via libera per uscire da una lunga stagione di individualismo e di paraideologie selvagge.
Il primo segnale di quel rinnovato spirito civico che si sarebbe poi espresso nelle amministrative, nei risultati referendari e nelle parole che stanno tornando alla ribalta nel lessico della politica italiana: partecipazione e condivisione. Il 13 febbraio è stato questo e tante altre cose che ancora non abbiamo finito di capire, se da quel giorno molte donne che non avevano mai fatto politica hanno dato vita a oltre 120 comitati locali, da nord a sud; se hanno continuato a incontrarsi per ragionare e discutere insieme. Perché il 13 febbraio quel milione e mezzo di donne e di uomini hanno dato voce, in forma di domanda, a un sentimento comune: un paese che non è per le donne, non è per nessuno. Se alcuni credevano che il fermento esploso il 13 febbraio avrebbe assunto le sembianze della protesta antipolitica, la due-giorni di Siena ha dimostrato l’esatto contrario: nella città toscana ha trovato spazio non solo la forza creativa e costruttiva delle donne – che non esclude certo il dialogo con i partiti e con le istituzioni – ma anche la consapevolezza che, in un clima di ascolto, le differenze non sono un ostacolo ma una ricchezza.
Per due giorni le donne hanno dato all’Italia una vera e propria lezione di democrazia, nei contenuti e nelle pratiche, mettendo insieme almeno tre generazioni, e – con loro – ad altrettante idee, proposte o testimonianze: nessuna deroga ai tre minuti concessi per ciascuno degli oltre sessanta interventi dei comitati, delle associazioni, delle politiche e di tutte le donne arrivate a Siena dalla Sardegna, dalla Sicilia, dal Piemonte o dalla Calabria.
Ci sarà certamente tempo per tracciare un bilancio più approfondito, ma intanto è importante fare tesoro di tre elementi emersi dall’incontro, e dai quali la nostra classe dirigente, tutta, potrebbe prendere spunto: 1) la compresenza intergenerazionale, che inanella il movimento studentesco a storiche associazione come Orlando; 2) l’uso creativo e strategico della rete, nella consapevolezza che i social network non possono, né oggi né domani, sostituirsi alla politica del confronto e delle relazioni; 3) la capacità di tenere insieme il paese, passando per i centri e per le periferie, da nord a sud, da Bolzano alla Locride. E ancora, su tutto: la consapevolezza che il movimento delle donne viene da lontano ma ha bisogno, per il futuro, di spazi aperti e inclusivi, che possano comprendere le voci di Souheir Katkhouda e della teologa Agnese Fortuna, della studentessa Sofia Sabatino e della Casa internazionale delle Donne, dell’imprenditrice Margherita Dogliani e delle giovani “archeologhe che resistono”. Non si tratta di cancellare le differenze ma di essere sagge abbastanza da capire che si può stare insieme per obiettivi condivisi senza perdere la propria identità, perché c’è bisogno di tutte per fare dell’Italia un paese anche per donne.

mercoledì 6 luglio 2011

Pronte per Siena?

Tutte le informazioni sull'incontro del 9 e 10 luglio a Siena alla pagina http://senonoraquandosiena910luglio.wordpress.com/

Ecco il programma:


SABATO 9 LUGLIO

11:50 accoglienza e proiezioni video del 13 febbraio.

12:00 saluti di Tatiana Campioni, direttrice del complesso museale Santa Maria della Scala

12:00-13:15

Breve relazione sul 13 febbraio.
Presentazione del tema dell’incontro: corpo, maternità, lavoro, rappresentazione.
Intervento di Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale dell’ISTAT
Video sulla rappresentazione delle donne nei media.
Intervento di Tindara Addabbo (economista): valutazione delle politiche pubbliche e sociali di genere.

13:30 pranzo

15:00 Discussione aperta a tutte.

19:00 Conclusione della discussione.

Sera

Grande festa delle donne di Se Non Ora Quando per le strade di Siena



DOMENICA 10 LUGLIO

10:00 Report e proposte sui contenuti emersi durante la discussione di sabato.

10:15 Come si organizza la rete delle donne italiane?

Proposte e dibattito.

13:30 Conclusioni

domenica 19 giugno 2011

Molla tutto e vieni a Siena!


Incontro nazionale di Se Non Ora Quando il 9 e 10 luglio a Siena, aperto a donne e uomini.
Tutte le informazioni su http://senonoraquandosiena910luglio.wordpress.com/




Il 13 febbraio abbiamo riempito le piazz
e per difendere la nostra dignità di donne e riscattare l’immagine del Paese.

La mobilitazione ha contribuito a portare tante donne al governo delle città e a risvegliare uno straordinario spirito civico.

Ma sono solo primi segnali.

La fotografia dell’ultimo rapporto ISTAT ci conferma che l’immagine deformata delle donne, così presente nei media e nella pubblicità, è solo l’altra faccia della diffusa resistenza a fare spazio alla libertà femminile.

I dati ci dicono che le donne italiane studiano, si professionalizzano, raggiungono livelli di eccellenza in molti campi. Ma sono donne, vogliono esserlo, e questo basta, nel nostro Paese, perché non entrino nel mercato del lavoro (il 50% è senza occupazione) o perdano il lavoro, spesso precario, se scelgono di diventare madri.

Sembrava fino a ieri che dovessimo aver solo un po’ più di pazienza, che la società italiana, forse più lentamente di altre, avrebbe accolto la libertà femminile.

Ma così non è. Occorre prenderne atto.

Vogliamo difendere noi stesse, il nostro presente e il nostro futuro perché una cosa è chiara: un Paese che deprime le donne è vecchio, senza vita, senza speranza.

Mettiamo a punto le nostre idee. Rilanciamo, forti delle nostre diversità, un grande movimento. Stringiamo un patto per rendere le nostre voci più forti e autorevoli.

SE NON ORA QUANDO UN PAESE PER DONNE?

il 9 e 10 luglio, a Siena

Santa Maria della Scala

L’incontro è aperto anche agli uomini

Tornano le donne di Se Non Ora Quando - Intervista a Cristina Comencini

C´è stata una gigantesca mobilitazione popolare che ha influenzato le elezioni. Ora mettiamo al centro il lavoro

Silvia Fumarola su la Repubblica 19 giugno 2011

ROMA – «Facciamo dell´Italia un paese per donne»: più che uno slogan, un impegno. La regista Cristina Comencini racconta con passione la nuova iniziativa del movimento “Se non ora quando?” che porterà a Siena il 9 e il 10 luglio donne di tutta Italia per confrontarsi sul cammino fatto. Gli stati generali della condizione femminile, raccontata da donne del Sud e del Nord, di sinistra e di destra: tutte. «Tutte invitate» spiega la Comencini «a raccontare cos´è cambiato. È stato un anno intenso, e di cambiamenti importanti: lo dimostrano i risultati delle ultime elezioni e del referendum. È come se un´onda dal profondo avesse smosso il Paese. E non c´è dubbio che a questo risveglio abbiano contribuito gli studenti e le donne».
Signora Comencini, parla di “risveglio” ma le donne non hanno fatto grandi passi avanti.
«L´associazione è nata un anno fa per iniziativa di un gruppo di donne, per capire cosa fosse accaduto in Italia. L´Istat racconta che facciamo ancora una fatica mostruosa e siamo rimaste indietro, nel 2011 la condizione femminile è tornata al centro dell´interesse. Anche gli uomini si sono stancati di vedere rappresentate le donne solo come corpi: è stato il primo passo».
Avete intercettato il malessere e la voglia di condividere un percorso comune: immaginava che il movimento sarebbe cresciuto così?
«No, ma l´onda è cresciuta subito. Nessuno aveva il coraggio di esprimersi, come se il sentimento politico fosse ancora vivo, ma nessuno lo manifestava. Il tam tam è partito sul web, il 13 febbraio è stata una data storica: un milione di persone in piazza, l´Italia mobilitata. La nostra intuizione, partita con lo spettacolo “Libere” era giusta. Sono convinta che quest´onda gigantesca abbia influenzato anche le elezioni».
Avete mai pensato di diventare un movimento politico?
«No. Ma il modo in cui è avvenuta l´adesione indica che c´era voglia di cambiamento. La società civile chiede che nasca la politica delle persone non dell´antagonismo, l´Italia vuole vivere meglio. Si sono mossi gli studenti e le donne, il risveglio ha coinvolto tutti. La politica deve lasciarsi contaminare, sarebbe un suicidio non ascoltare queste nuove voci. Il 13 febbraio ha preso vita una mobilitazione popolare; tra i politici c´era chi l´auspicava e chi la temeva. Nella politica delle donne vanno coinvolti anche gli uomini, è una battaglia che si fa insieme».
A Siena cosa succederà?
«Il 9 e 10 luglio ci riuniremo nel Complesso di santa Maria della Scala, ringrazio il sindaco e la direttrice del museo che ci hanno messo a disposizione la città e la struttura. “Se non ora quando?” si pone un´altra domanda: e adesso? Continuiamo a lavorare. L´Italia non è un paese per donne, vogliamo che lo diventi. Gli ultimi dati Istat dicono che il tasso di occupazione femminile è sceso, che le donne abbandonano il lavoro, non possono permettersi di diventare madri. Un quadro che non è da paese moderno, l´Italia non dà nulla alle donne: va rimesso al centro il lavoro femminile».
Ha girato l´Italia: che idea si è fatta?
«Mia sorella Francesca ha raccolto le storie, abbiamo visto donne di tutte le età e condizione, tante le avevamo contattate per e-mail: sono diverse e simili nella consapevolezza di sentirsi escluse. Chi si è reso conto che le donne sono una ricchezza per l´Italia è il presidente della Repubblica Napolitano. Le donne sono lavoratrici efficienti, hanno un potenziale enorme. La forza del nostro movimento è la trasversalità – si è visto dalla piazza – siamo unite perché contano i principi».