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Se non ora, quando?

Per tutte le iniziative della mobilitazione Se Non Ora Quando? promossa e sostenuta dall'associazione Di Nuovo consulta il blog


mercoledì 30 novembre 2011

LIBERE A CIRIE'

Giovedi 1 dicembre alle ore 20 SO.CE- Via Matteotti, n. 13 – Ciriè Per discutere della libertà delle donne Proiezione del DVD dello spettacolo Libere di Cristina Comencini INTERVENGONO: * Laura ONOFRI vice presidente commissione Pari Opportunità Regione Piemonte; * Elena ROSA responsabile dell’Associazione L’OFFICINA DELLE DONNE modera Franza Cinzia “Ci avete educato alla libertà, al rispetto di noi stesse, siamo andate nel mondo piene delle vostre aspettative. Solo che fuori non ne sapevano niente e tutto andava nel solito vecchio modo.” Sono le parole che la giovane protagonista rivolge ad una donna matura in un confronto nato all’insegna di una distanza, quasi di un’inimicizia, che però si trasforma via via in un dialogo e nel quale affiorano affinità e aspirazioni comuni. Fino a intravedere la possibilità di un orizzonte condiviso, di un annodarsi di fili che sembravano sciolti. Ore 20 – Apericena al prezzo di euro 5 ( prenotare al 340 3601315 – arcicirie@gmail.com) Ore 21 - DVD dello Spettacolo “LIBERE” Ore 22 – Dibattito Di Nuovo e SeNonOraQuando invitano donne e uomini a intervenire allo spettacolo e a partecipare al dibattito

SE NON LE DONNE CHI? Anche a Torino l'11 dicembre

venerdì 25 novembre 2011

PRESENTAZIONE di "PETALIE" Romanzo popolare sardo piemontese

Giovedì 8 dicembre alle ore 18,30 - Presentazione del libro "petalie"Romanzo popolare sardo piemontese di Maria Antonietta Macciocu e Donatella Moreschi. Fiera della Piccola e Media Editoria - EUR Palazzo dei congressi - Roma

giovedì 17 novembre 2011

Libere a Genova al 18 novembre

il Festival dell’Eccellenza al Femminile offre alle donne spazio di riflessione e dibattito:

venerdì 18 novembre alle ore 21,
Palazzo Spinola - Via Garibaldi 5 - Genova
Libere
di Cristina Comencini
spettacolo/incontro per contribuire alla nascita di un movimento nuovo

Ci avete educato alla libertà, al rispetto di noi stesse,
siamo andate nel mondo piene delle vostre aspettative.
Solo che fuori non ne sapevano niente
e tutto andava nel solito vecchio modo.


Sono le parole che la giovane protagonista rivolge ad una donna matura in un confronto nato all’insegna
di una distanza, quasi di un’inimicizia, che però si trasforma via via in un dialogo e nel quale affiorano
affinità e aspirazioni comuni. Fino a intravedere la possibilità di un orizzonte condiviso, di un annodarsi
di fili che sembravano sciolti.
Libere è stato scritto da Cristina Comencini per Di Nuovo, un’ associazione nata da un gruppo di donne
di varie città italiane, di professioni ed età diverse, preoccupate per la crescente quantità di episodi di
violenza di genere inversamente proporzionale al tasso di occupazione che è il più basso in Europa, per la
precarietà delle conquiste, le difficoltà del lavoro e della maternità, l’insufficienza del welfare.
Libere nasce come uno spettacolo/ incontro per contribuire alla nascita di un movimento nuovo. Dal
luglio 2010 Di Nuovo lo porta nei teatri , con la proposta di SETTE PUNTI per il dibattito e l’impegno a
organizzare una convenzione nazionale delle donne .
Da questa storia nasce SeNonOraQuando, l’appello che il 13 febbraio porta milioni di donne in piazza,
l’incontro di Siena a Luglio, la decisione di organizzarsi in rete. Si riparte?

Ne parliamo a Genova, grazie al Festival dell’Eccellenza al Femminile, il 18 novembre.
ore 21 - Spettacolo con Manuela Kusterman e Dora Di Mauro, regia di Consuela Barilari
ore 22 – Incontro con Annalisa Marinelli urbanista di genere, Eva Provedel, SeNonOraQuando, Daria Veronesi, Di Nuovo. Modera Laura Guglielmi, Direttore Responsabile di Mentelocale

Di Nuovo e SeNonOraQuando invitano donne e uomini a intervenire allo spettacolo e partecipare al dibattito che seguirà

Presentandosi con questo invito si potrà acquistare il biglietto dello spettacolo a tariffa ridotta, 5 €.
http://dinuovodinuovo.

lunedì 14 novembre 2011

riunione se non ora quando

Riunione del Comitato "SE NON ORA QUANDO?" di Torino Lunedì 14 novembre 2011 alle ore 21 presso la sala dell'Antico Macello di Po, in Via Matteo Pescatore, 7 a Torino. Vi aspettiamo numerose!!!

mercoledì 26 ottobre 2011

QUANDO LA NOTTE

Finalmente venerdì 28 ottobre esce nelle sale l'ultimo film di Cristina Comencini "Quando la notte". Tra le montagne un uomo e una donna s'incontrano. Manfred è una guida, chiusa e sprezzante, abbandonato da moglie e figli; Marina una giovane madre in vacanza col suo bambino. Una notte qualcosa succede nell’appartamento di lei e Manfred interviene, portando il bambino ferito in ospedale. Da quel momento l'uomo si metterà sulle tracce di una verità inconfessabile che Marina ha nascosto a tutti, anche al marito, mentre lei intuirà il segreto familiare all'origine dell’odio di Manfred verso tutte le donne. Con una rabbia e un desiderio mai provati prima, i due scopriranno la radice di un legame potente che non riusciranno a controllare né a vivere. Anni anni dopo quella vacanza, Marina, d'inverno, tornerà al rifugio a cercare Manfred. Tocca un tema importante e da molti sottovalutato, una questione femminile delicata e controversa come quella del sentirsi inadeguate di fronte alla maternità! Il senso di fatica, ansia e frustrazione che spesso provano le donne alla nascita di un figlio, ma che è difficile condividere con gli altri!

lunedì 24 ottobre 2011

"LIBERE" al Teatro Gobetti di Torino

Venerdì 4 novembre ore 21 - Teatro Gobetti - via Rossini 8 Torino “LIBERE” reinterpretazione scenica dell’atto unico di Cristina Comencini con Francesca Vettori e Valentina Pollani regia: Francesca Vettori scenografia: Giulia Gubernati e Alessia Marino direzione artistica: Margherita Trezzi. Ad un anno circa dalla sua prima rappresentazione, lo spettacolo torna in scena a Torino in un nuovo allestimento, con la scenografia di due allieve dell’Accademia Albertina delle Belle Arti. L’ingresso è libero

sabato 22 ottobre 2011

Libere al Teatro Anfitrione di Roma

Domenica 23 ottobre alle ore 20.30
Al Teatro Anfitrione, via di San Saba 24

Libere di Cristina Comencini
con Carla Blasetti e Lavinia Bianchi
regia di Carla Blasetti


giovedì 13 ottobre 2011

INCONTRO CON TERESA DE JESUS ARISTIZABAL SANCHEZ

Giovedì 20 ottobre 2011 alle ore 16 Presso il CIRCOLO DEI LETTORI - Torino - Palazzo Graneri - Via Bogino 9 La Commissione Regionale Pari Opportunità della Regione Piemonte Le Donne in Nero della Casa delle Donne di Torino
presentano INCONTRO CON TERESA DE JESUS ARISTIZABAL SANCHEZ Dal 1985 si occupa attivamente dei diritti umani delle donne in Colombia, e in particolare dei diritti sessuali e riproduttivi. Ha svolto intenso lavoro con le donne colpite da violenza sociale e politica in contesti di conflitto armato. Nel 1995 è stata tra le fondatrici della Ruta Pacifica de las Mujeres e ne fa tuttora parte. Parteciperanno all'incontro: Patrizia Alessi e Laura Onofri Vice Presidenti della Commissione per la Realizzazione delle Pari Opportunità fra Uomo e Donna della Regione Piemonte Elisabetta Donini ed Anna Valente Donne in Nero della Casa delle Donne di Torino Francesca Cerrina Amnesty International - Coordinamento America Latina

lunedì 10 ottobre 2011

La violenza contro le donne nei TG italiani

CPP - Corso di Laurea in Comunicazione Pubblica e Politica CIRSDe - Centro Interdisciplinare di Ricerche e studi delle Donne Università degli Studi di Torino Torino, 17 ottobre 2011 ore 10.30 - Sala conferenze del Dipartimento di Studi Politici Via Giolitti n. 33 - Torino Fabrizio Tonello (Università di Padova) presenta la ricerca condotta con Elisa Giomi (Università di Siena) La violenza contro le donne nei TG italiani Discutono il tema Franca Balsamo ricercatrice del Dipartimento di Scienze Sociali Carmen Belloni presidente del CIRSDe Marinella Belluati ricercatrice del Dipartimento di Studi Politici Milena Boccadoro giornalista TG3 del Piemonte Stefanella Campana vicepresidente dell’Istituto Paralleli Per informazioni marinella.belluati@unito.it

domenica 9 ottobre 2011

Un paese per donne - voci da Siena

INCONTRO A TORINO Lunedì 17 ottobre 2011 alle ore 18 al Museo di scienze Naturali – Torino, via Giolitti 36 - Presentazione del reportage: "un paese per donne - voci da Siena" realizzato da Claudia Apostolo e Milena Boccadoro durante l'incontro nazionale di Se non ora quando Un paese per donne? organizzato a Siena il 9 e 10 luglio. Seguirà un resoconto dell’incontro del 2 ottobre a Roma promosso dal Comitato nazionale con i comitati territoriali e un dibattito sulle iniziative e i contributi che Torino e il Piemonte possono dare per definire priorita' e obiettivi della rete "Se non ora quando?"

venerdì 7 ottobre 2011

"Lavoro e dignità delle donne? Buttiamola in barzelletta" di Stefanella Campana

Una insopportabile distanza con la realtà del Paese. Una mancanza di stile, di attenzione nei confronti di oltre la metà degli italiani, le donne. Nel giorno dei funerali di quattro operaie e di una ragazzina vittime di una tragedia annunciata che ha ricordato a questo paese che c’è chi lavora 10-10 ore al giorno per 3,95 euro all’ora, senza alcuna tutela, c’è chi fa battute di pessimo gusto, dal premier ai leghisti alla Camera nel totale disprezzo della dignità delle donne e del loro lavoro e impegno. E’ questo il senso di responsabilità di chi dovrebbe governare questo nostro Paese? Fino a quando è tollerabile tutto questo? Mentre si chiede alle donne la parità in uscita dal lavoro, per un atto di giustizia dovrebbe esserci anche la parità nelle condizioni di lavoro. Ma si preferiscono le barzellette anziché affrontare problemi seri.

mercoledì 5 ottobre 2011

Qualcosa comincia a cambiare?....

L’uomo che lavora solo con le donne L’azienda tutta al femminile di un imprenditore di Basilea di MARINA VERNA/La Stampa............................... Di che cosa siano capaci le donne, René Mägli l’aveva visto da piccolo: era l’unico maschio in mezzo a tre sorelle. E l’esperienza dev’essere stata felice, se adesso per il suo ufficio - la filiale di Basilea della società di trasporti marittimi Msc - vuole solo donne. Con le sette assunzioni del mese scorso è arrivato a cento. Nemmeno un uomo tranne lui, il capo. L’ultimo è stato licenziato dieci anni fa. «Avevo notato che cercava di esercitare del potere sulle colleghe e faceva sparire i documenti che non capiva». Da allora, pochi maschi mandano il curriculum e nessuno passa la selezione. «Non ho niente contro gli uomini ha raccontato Mägli allo Spiegel -. Solo che le donne hanno qualcosa in più: lavorano per l’azienda, non per il proprio ego. Gli uomini lottano per la posizione, per i soldi o lo status. Non amano lavorare in squadra e, se sono costretti, non comunicano, non si aiutano reciprocamente. Le donne invece non sono competitive, non vogliono dimostrare la loro superiorità. Almeno, questa è la mia esperienza». René Mägli è un sessantenne austero, che nulla ha del Don Giovanni. Unico sfoggio, un anello con sigillo e una catenella d’oro per gli occhiali intorno al collo. Svizzero, ha scelto un mestiere inconsueto per il suo Paese: lo spedizioniere marittimo. Ha cominciato a lavorare a Rotterdam a 22 anni, ha girato diverse compagnie finché, nell’81, ha aperto a Basilea la sua, che ha ceduto qualche mese fa alla Mediterranean Shipping Company (Msc), la seconda compagnia al mondo per trasporto merci via mare - 50 mila dipendenti e una flotta di transatlantici e grandi navi container. Msc ne ha fatto la sua filiale svizzera e così Herr Mägli continua a governare le sue «Ladies», come gli piace chiamarle, dalla piccola pedana piazzata al centro del reparto vendite, il più frenetico, uno stanzone al secondo piano di un anonimo edificio nel centro di Basilea. Non ha ufficio né segretaria «perché fa capo-macho, e non è quello il mio stile», si gestisce da solo l’agenda e sulla scrivania tiene un marinaio in legno, con le mani in tasca, come se lì non ci fosse niente da fare: unica allusione al business della casa. Le donne - contabili, esperte di finanza, venditrici, manager - occupano anche altri due piani e di lì muovono, per conto dei clienti svizzeri, milioni di tonnellate di cacao, cotone, zucchero, caffè, legnami pregiati e ogni materia prima che il mercato globale richieda. «Le donne sono più adatte degli uomini a una società di servizi - dice Mägli -. Portano più utili». E infatti dal 2005 il fatturato è cresciuto del 25% all’anno. I colloqui di assunzione li fa direttamente il boss. «So con esattezza che cosa cerco: donne che sappiano lavorare in squadra e abbiano voglia di imparare. Certo, studi ed esperienza contano, ma meno delle doti umane. Queste non si insegnano, tutto il resto sì». In conclusione: «Io non assumo donne per idealismo, non sono un benefattore, sono un uomo d’affari che sceglie il meglio sul mercato. Le donne sono più preparate, più flessibili, più attente ai costi. Sono più indifferenti alla gerarchia, sbrigano il lavoro aiutandosi». Le definisce «il mio capitale», le paga bene e, soprattutto, non le penalizza se vanno in maternità. Anzi. Quando tornano, possono scegliere il tempo parziale e modularlo secondo le loro necessità. «Ho investito tanto per formarle, perché dovrei buttare via tutto? Tanto più che, da madri, hanno imparato a fare più cose insieme, a organizzarsi, fissare le priorità. Capacità preziose, che i maschi non hanno e che tornano utilissime anche in azienda». Ma tutte quelle donne non litigano mai? «In questa azienda l’aggressività non è apprezzata. Chi manipola o intriga, non ottiene un posto migliore. E viene isolata dalle colleghe». L’ultimo segreto di una formula di successo, che nessun altro in Svizzera, in Europa, nel mondo ha mai osato sperimentare sembra semplicissimo: «Trovare la donna giusta per ogni ruolo». E su questo punto Mägli è imbattibile. Questione di fiuto. Un’altra cosa che non si impara.

Picchiata e insultata su un bus perchè donna e nera

TORINO Picchiata e insultata su un bus pieno di passeggeri. Tempestata di pugni, ha una costola fratturata, e due settimane di prognosi. Ma ancora più del dolore è forte lo sgomento di Suad Omar, mediatrice culturale italo-somala, per l'aggressione improvvisa e violenta di cui è stata vittima venerdì scorso, sulla linea 63, alla fermata davanti all'ospedale Maurziano. «Voleva che mi scostassi per passare- racconta - gli ho detto che anch'io stavo per scendere, e a quel punto ha iniziato a insultarmi, mi ha detto cose irripetibili. Gli ho risposto indignata, lui ha reagito alzando le mani». Il responsabile è un uomo italiano, di circa 50 anni, di cui non si sa altro: perché alla fermata, l'autista ha aperto le porte e lui si è dileguato. In soccorso della vittima sono intervenuti due ragazzi, un somalo e un marocchino. Un terzo giovane italiano ha inveito contro l'autista per aver permesso che l'aggressore scappasse. Anche i due stranieri si sono indignati: «Se fosse stata aggredita un'italiana da un extracomunitario, nessuno gli avrebbe permesso di allontanarsi», hanno protestato, mentre l'autista obiettava di aver agito secondo il regolamento. Suad è molto conosciuta a Torino, al suo nome è legato un pezzo importante della storia dell'immigrazione in città. Laureata in Somalia, dal 1989 vive in Italia, dove è arrivata per raggiungere quello che sarebbe diventato suo marito. Ha studiato da mediatrice culturale, lavoro a cui negli anni ha affiancato anche l'impegno politico: consigliera alla Circoscrizione 8 fino alla scorsa primavera e coordinatrice della Commissione giovani e immigrati a San Salvario (quartiere in cui risiede), era già stata candidata alle regionali, alle provinciali e alle europee. è stata tra le fondatrici del centro culturale Alma Mater e del centro Alouan, e una delle voci di «Babalasalà», prima trasmissione radiofonica fatta da e per gli immigrati sulle frequenze di Radio Torino Popolare. Oggi continua l'attività di mediatrice ed è responsabile per l'Italia degli intellettuali somali emigrati a causa della guerra civile. Madre di cinque figli, una vita divisa tra la famiglia e l'impegno a difesa degli stranieri e delle donne. Sul bus 63, alle quattro e mezza di venerdì pomeriggio, stava andando a prendere una ragazza straniera che sarebbe stata dimessa dal Mauriziano e che aveva bisogno di aiuto. Ed era al telefono, vicino alle porte del mezzo che stavano per aprirsi, quando il l'uomo le ha chiesto di spostarsi. «Mi ha detto "Guarda questa gente", e poi giù con gli insulti a sfondo sessuale. Ha usato ogni sorta di ingiuria. E poi mi ha colpito ripetutamente, mi ha anche rotto gli occhiali. Quando i carabinieri sono arrivati, si era già allontanato. Ho sporto denuncia, ma quello che mi fa stare ancora peggio delle botte è il fatto che non avrebbe dovuto scappare. Non so se l'autista abbia rispettato il regolamento: se è così, dovrebbero cambiarlo». «Da quando è successo - dice Suad amareggiata - sono depressa. Non mi era mai accaduto un episodio simile. Gtt mi ha detto che a bordo c'era una telecamera. Spero che sia identificato in fretta, una persona così aggressiva e violenta potrebbe fare del male anche ad altri. E' un problema di sicurezza soprattutto per le donne». da "La Stampa - Torino 4/102011" Non ci sono parole per commentare questa brutale aggressione, esprimiamo solidarietà e partecipazione a Suad Omar per il grave episodio di violenza e discriminazione di cui è stata vittima. L'indignazione che tale atto ha provocato in tutte noi deve farci proseguire con determinazione il lavoro per contrastare le discriminazioni e le violenze che le donne, maggiormente se immigrate, subiscono. Stringiamo Suad in un abbraccio pieno di affetto.

martedì 4 ottobre 2011

Resoconto dell'assemblea pubblica regionale del 24 settembre a Torino contro i movimenti pro-vita nei consultori

L'assemblea ha avuto una buona partecipazione, anche se la presenza di realtà di altre province non è stata quantitativamente quella auspicata. La relazione introduttiva di Valentina Donvito, della Casa delle Donne e medico dell'Ospedale Sant'Anna, ha sottolineato come sia in corso un attacco al concetto fondamentale di autodeterminazione, ripercorrendo le tappe della presentazione del ricorso, delle iniziative prese a sostegno dello stesso, della vittoria al Tar e della riproposizione da parte della Giunta Regionale di una nuova delibera che solo formalmente è stata modificata, ma che di fatto ripropone l'ingresso dei movimenti pro-vita nei consultori. Che i consultori siano sotto attacco e che si voglia svuotare di fatto la 194 è ormai chiaro: una dimostrazione ulteriore è l'agghiacciante proposta di legge presentata in Regione dalla maggioranza - che potete consultare sul sito: http://arianna.consiglioregionale.piemonte.it/ariaint/TESTO?LAYOUT=PRESENTAZIONE&TIPODOC=TESTOPDL&FASEITER=PRESENTAZIONE&PDL=90160 Questa proposta stravolge la natura dei consultori, indebolendo fortemente la loro attuale prerogativa di essere laici e pubblici. C'è la forte preoccupazione che se un testo come quello, profondamente oscurantista, dovesse mai diventare legge in Piemonte, e nelle altre regioni dove sono state presentate proposte di legge analoghe, sarebbe a rischio oltre alla 405 (legge nazionale istitutiva dei consultori) anche la piena e corretta applicazione della 194. Il successivo intervento è stato quello delle avvocate Mirella Caffaratti ed Arianna Enrichens che hanno relazionato sull'udienza dell'8 giugno di fronte al TAR: la sentenza ha accolto il ricorso per quanto concerne il requisito soggettivo statutario “della difesa della vita fin dal concepimento”; le altre censure sollevate sono state giudicate non accoglibili in quanto, in proposito, secondo il TAR non sono legittimate ad agire le associazioni ma solo le singole donne. Hanno sottolineato la possibilità di proseguire nell'azione legale verso la delibera di luglio che, nella nuova formulazione, pur introducendo sempre in posizione di privilegio il famoso requisito soggettivo, pare allargare l’accesso alle convenzioni con le Asl ad altri soggetti, rendendo così più difficile sostenere la tesi della discriminatorietà della delibera stessa. Hanno inoltre rimarcato che la Giunta ha già predisposto che le Asl procedano alla redazione degli elenchi delle associazioni ammesse e alla stipula delle convenzioni. Il nuovo ricorso dovrà essere depositato entro fine ottobre. Eleonora Artesio ha ricordato come la recente affissione di un orrendo manifesto del movimento per la vita nei locali dell’Asl2 di Torino per ordine della direzione dimostra che gli operatori non possono essere lasciati soli né si può chiedere loro la disobbedienza eroica Ha criticato l’autoritarismo della Regione che, a specifica interrogazione sull’episodio, ha risposto invocando la democrazia del “rispetto di tutte le idee”!!! Inoltre la Regione non ha risposto alle interrogazioni su come intenda applicare la nuova delibera sui consultori. Rispetto invece alla proposta di legge del PDL ha, fra l’altro, messo in evidenza che la famiglia sostituisce il “soggetto”, che le donne dovranno firmare il progetto di sostegno e di aver ricevuto le informazioni, ossia di accogliere o meno il percorso proposto, nonché gli aspetti economici e finanziari legati alla scelta delle donne. Donata Canta ha sostenuto la necessità di contrapporre iniziative di mobilitazione a 360 gradi sia dal punto di vista istituzionale, sia con la diffusione di documenti di controinformazione, con manifestazioni in tutta la regione, anche protratte nel tempo, cercando strategie e iniziative comuni con altre regioni (gruppi di donne del Lazio e della Lombardia hanno inviato messaggi che, oltre ad aggiornarci sulla situazione di quelle realtà, auspicano una comune mobilitazione), anche attivando la rete nazionale di SNOQ su questi temi. A questo proposito, la richiesta che sarà fatta alla riunione dei Comitati il 2 ottobre, sarà quella che le prossime mobilitazioni tengano conto che sul corpo delle donne, sulla loro autodeterminazione e libertà si sta giocando una brutta partita. Sono seguiti numerosi interventi: la Vice-Presidente dell’Associazione ArciGay Doriana Tedesco, il Consigliere Regionale Andrea Stara, Lucia Centillo Coordinatrice della Commissione Materno-Infantile dell’Asl1 di Torino, Giulia Druetta del Collettivo Altereva, Cristiana del Collettivo Medea, Ferdinanda Vigliani di Pensiero Femminile, la Consigliera Regionale Gianna Pentenero , Noemi Gallo, che ringraziamo per il loro contributo. Ci scusiamo per le omissioni, assolutamente involontarie, legate alla ricchezza di tutti gli interventi che non siamo in grado di ricostruire. Laura Onofri, infine, nel suo intervento ha anche fatto un breve aggiornamento sullo stato dell'arte della Legge 16 del 2009 sull'Istituzione dei Centri Antiviolenza che la Regione continua a non finanziare, pur essendoci un o.d.g. votato all'unanimità dal Consiglio Regionale che prevede l'innalzamento a 500mila euro annuali delle risorse su quel capitolo di spesa. Se questa grave inadempienza della Regione continuerà, oltre a privare le donne maltrattate di un servizio assolutamente necessario , comporterà l'impossibilità di partecipare al bando del Ministero delle P.O. (scadenza dicembre 2011) che prevede 12milioni di euro di fondi dedicati al capitolo Centri antiviolenza. L’assemblea si è riconvocata per il 5 ottobre prossimo alle ore 21, presso il Salone dell’Antico Macello di Po – via Matteo Pescatore 7 Torino riunione per iniziare ad organizzare le iniziative di mobilitazione.

venerdì 23 settembre 2011

LIBERE A CASELLE TORINESE

Venerdì 7 ottobre alle ore 21 a Caselle Torinese, sarà proiettato il video
"Libere" di Cristina Comencini

venerdì 16 settembre 2011

NUOVO ATTACCO ALL' AUTODETERMINAZIONE DELLE DONNE -



Riassunto delle puntate precedenti
A metà novembre 2010 il Consiglio Regionale del Piemonte ha approvato il Protocollo per il miglioramento del percorso assistenziale per la donna che richiede l'interruzione volontaria di gravidanza, con il quale viene consentito l'ingresso nei consultori familiari pubblici esclusivamente alle associazioni cosiddette "pro-vita".
Dopo l'Assemblea del 30 novembre nell'Aula Magna dell'Istituto Avogadro, la Casa delle Donne di Torino, il 14 dicembre 2010, ha presentato ricorso al TAR contro il Protocollo.
Il TAR, con sentenza del 15 luglio 2011, ha annullato il Protocollo della Giunta nella parte in cui ammetteva alle convenzioni con le ASL soltanto le associazioni che possiedono nel proprio statuto il requisito della "difesa della vita fin dal concepimento".
Dopo soli 4 (!!!) giorni dalla pubblicazione della sentenza, la Giunta Regionale ha emesso il 19 luglio una nuova delibera "rettificata", ma la sostanza non è cambiata. La Giunta si è ben guardata infatti dall'eliminare questa condizione di favore, limitandosi ad aggiungere: "in assenza del presente requisito soggettivo è sufficiente il possesso di un'esperienza almeno biennale nell'ambito del sostegno alle donne e alla famiglia".

La partita che si gioca e le iniziative da prendere
A discutere il ricorso è venuto in persona l'avvocato Carlo Casini, presidente della Federazione che riunisce i movimenti e i centri di aiuto alla vita di tutta Italia.

Nella nuova delibera si dispone che le Asl procedano alla redazione degli elenchi delle associazioni ammesse e alla stipula delle convenzioni. Piemonte, Lombardia e Lazio costituiscono una sorta di terreno di prova per lo smantellamento dall'interno della Legge 194 e dei servizi consultoriali, per procedere alla privatizzazione della salute.
Si tratta quindi di avere respiro lungo e di pensare molte iniziative su fronti diversi, dalla battaglia legale alle mobilitazioni contro l'applicazione della delibera.

Pensiamo che sia giusto e necessario:
· proseguire nell'azione legale coinvolgendo anche altri soggetti
· vigilare sui provvedimenti di applicazione della delibera
· mobilitarci per manifestare il nostro dissenso in tutta la regione con iniziative pubbliche.

Le donne compiono già le loro libere scelte non secondo appartenenze, vincoli, idee predeterminate ma secondo i legami che nascono da vite scelte, puntuali, individuali a cui nessuno si può sovrapporre.

La posta in gioco è l'autodeterminazione, ed è fondamentale!

Per discutere di questa nuova delibera e delle iniziative da intraprendere per contrastarla, ci ritroveremo in
ASSEMBLEA PUBBLICA

SABATO 24 SETTEMBRE 2011, ORE 15-18

Aula Magna
Istituto "Amedeo Avogadro", via Rossini 18, Torino



Donne di Torino per l'autodeterminazione

martedì 6 settembre 2011

Libere in scena al Teatro Anfitrione


Il 23 Ottobre 2011 presso il Teatro Anfitrione, Roma:
 
L'Officina Artistica EstrOfficina porterà sul palco Libere di C. Comencini,
con la Regia di Carla Blasetti e con il patrocinio di Se Non Ora Quando

Guarda l'intervento della Presidente di Estrofficina Ornella Genito a Siena, 9-10 luglio 2011

giovedì 1 settembre 2011

Libere a Padova

Il 4 Settembre a partire dalle ore 21, presso la festa del Partito Democratico di Padova,

LIBERE di Cristina Comencini, con Daniela Zangara e Agnese Masiero

Lo spettacolo sarà preceduto da una presentazione della coordinatrice padovana di SNOQ, Milvia Boselli. Seguirà un dibattito.

Il programma della festa

martedì 30 agosto 2011

Libere a InArteDonna - festival del teatro delle donne

21 settembre 2011 - ore 21.30 - Altana e cortile del Castello, Calenzano (FI)

VIDEO:
LIBERE di Cristina Comencini
VACANZA, TREVI, IL GIARDINO DI ECHO PARK di Monica Gazzo
MARCELLE RAGOT di Daniela Trastulli
VIDEAZIONE METABASICA di Bona Baraldi

segue INCONTRO L’immagine, il corpo e l’identità delle donne

MOSTRE:
foto e opere di Laura Albano, Monica Gazzo, Barbara Paveri

PERFORMANCE:
CAMILLE CLAUDEL di Monica Bauco
DONNA di Bona Baraldi


INARTEDONNA AVAMPOSTI CalenzanoTeatroFestival edizione 0II 16-24 settembre 2011

Nel ventesimo anniversario del Teatro delle Donne il festival e il premio di drammaturgia saranno dedicati alle autrici di teatro e al tema dell’immagine e dell’identità delle donne.
Il bisogno a cui vogliamo rispondere è la necessità, ormai indubbia, che c’è nel nostro paese di dar vita ad una cultura diversa per quanto riguarda le donne, di dar voce a quello che le donne pensano, vivono nella realtà, cioè fuori dagli stereotipi proposti dai media e dalla cultura dominante, oggi più che mai connotata dalla prevalenza di un’idea tutta maschile di cosa sono le donne.
Le italiane hanno ottenuto importanti conquiste negli ultimi 35-40 anni ma a queste conquiste a livello legislativo non è corrisposto un reale cambiamento in ambito culturale e sociale. La stessa mancanza di rappresentanza politica ne è la dimostrazione, come lo è la disoccupazione femminile, i minori compensi delle donne, il precariato e la difficoltà di conciliare la maternità con una qualsiasi attività lavorativa. Ma soprattutto lo è la diffusione della violenza contro le donne, che è la seconda causa di morte per le donne italiane.
L’immagine della donna nella pubblicità e nelle trasmissioni TV è scivolata verso un baratro di volgarità, aggressività, cattivo gusto. Dato che la pubblicità in qualche modo rappresenta la realtà se ne può dedurre che a peggiorare sia stata la società. La cultura di massa del nostro paese non si è mai liberata di alcuni pregiudizi e sterotipi sulle donne e sugli uomini che rimandano in maniera impressionante a quelli degli anni cinquanta e sessanta. E si è di fatto radicalizzato un fenomeno, quello della dittatura della bellezza, con conseguenze devastanti sul corpo delle donne e sulle loro menti.
Che il problema sia culturale e che solo in quest’ambito possa essere risolto è più che evidente. Infatti cos’ha reso possibile il dilagare dell’attuale immagine della donna se non la mancanza di una cultura alternativa? Cos’è mancato se non la voce e il punto di vista delle donne?
A questo si può cercare di porre rimedio attraverso l’Arte. Perché gli artisti, da sempre, interpretano e connotano e la loro epoca.
L’obiettivo è quello di iniziare a dar vita ad un’immagine altra della donna proposta dalle stesse donne artiste, che si rendano interpreti della realtà di tutte le donne che vivono, lavorano, studiano nel nostro paese. Per dire basta ad una dittatura mediatica che ha imposto un modello di donna che non ci somiglia.
E’ indubbio che oggi il teatro sia una degli strumenti e dei settori più liberi ed indipendenti per trattare alcune specifiche tematiche. Il Teatro delle Donne da venti anni opera in questo senso con l’ausilio di circa 190 autrici di teatro di cui ha catalogato, presentato e promosso i testi.
Affronteremo nel nostro festival il tema dell’immagine e del corpo delle donne presentando testi di drammaturgia contemporanea ma anche mostre fotografiche e di pittura, video, libri, performance e tutto quello che mette in scena la creatività femminile per mostrare un’immagine della donna dal punto di vista delle donne.
AVAMPOSTI è festival radicato sul territorio che coinvolge i luoghi anche non teatrali di Calenzano (oltre al teatro lo spazio del Castello, dallo splendido giardino all’altana, e l’Oratorio del S.S. Sacramento).
Presenteremo letture sceniche, studi e anteprime di nuove messe in scena affrontando i temi più aspri, come quello della violenza, o i più difficili, come quello della manipolazione dell’immagine e del corpo della donna.
Abbiamo accolto con entusiasmo nuove proposte di autrici che da molti anni collaborano con noi ma abbiamo aperto anche alle più giovani con il premio di drammaturgia AVAMPOSTI D’AUTORE, interamente dedicato alle autrici di teatro, a cui è stato chiesto di scrivere ed inviare testi che trattino il tema dell’identità femminile nel nostro paese. I primi 6-8 testi selezionati dalla giuria verranno presentati in lettura il 17 settembre.

domenica 7 agosto 2011

LIBERE a Cortemilia (Cuneo)



La forza e la grande capacità di "Libere" di CristinaComencini,di provocare la riflessione e favorire il dibattito sono ormai fuori discussione, il pathos e la straordinaria tensione emotiva che,anche nel video, si percepiscono, sono ormai un leitmotiv a cui continuo a non abituarmi, ma vedere Lunetta e Isabella sullo schermo
posizionato all'interno di una bellissima chiesa sconsacrata del cinquecento facente parte di un monastero benedettino è stato comunque particolare!
Continuo ad essere convinta che le potenzialità di questo spettacolo devono
esser sfruttate soprattutto nei piccoli centri, come a Cortemila (Cuneo), dove un evento come la Festa dell'Unità(lì si chiama ancora così!) richiama ancora tantissime persone e favorisce un modo vero e autentico di discutere e dibattere su temi anchelì molto sentiti.
La ricchezza e la vivacità di questi territori è testimoniata da una mostra all'interno della Chiesache ripercorre il lungo percorso di lotta che queste popolazioni della Val Bormida hanno intrapreso negli anni 80 e 90 contro l'ACNA Azienda Coloranti Nazionali e Affini,altamente inquinante e nociva per le persone e i territori circostanti, percorso che è sfociato nella chiusura dell'Azienda alla fine degli anni 90.
Anche lì, neanche a dirlo, le più agguerrite ed organizzate sono state le donne!

mercoledì 20 luglio 2011

Autonome, organizzate
e inclusive: sconti a nessuno
di Stefanella Campana

Al Cedaw (ONU) le risposte inevase del governo
Non faranno sconti a nessuno. Le donne che si riconoscono in SeNonOraQuando sono state molto chiare a Siena. Non sono antipolitiche come qualcuno ha frainteso per alcuni fischi “critici” nei confronti della politica, ma misureranno tutte le azioni che prenderanno i partiti, da destra e da sinistra, in merito all’agenda che proporranno le donne, tutte quelle che intendono starci, senza pregiudizi e pregiudiziali. Una fase del femminismo, paragonato da sempre a un fiume carsico che entra ed esce dal mondo visibile mantenendo intatta la sua portata, sembra conclusa. Il movimento di SNOQ vuole essere organizzato (la rete delle donne è dato per acquisito: gli oltre cento comitati territoriali agiscono in base alla propria realtà), stabile, autonomo e inclusivo delle tante differenze, da chi porta l’esperienza della storia e del pensiero delle donne a partire dagli anni Settanta alle più giovani che devono cercare il proprio modo di esprimere idee, progetti e la propria libertà. Intanto il successo alle elezioni amministrative che ha portato molte donne al governo delle città (Torino, Milano, Bologna, Cagliari, Napoli…) e messo in crisi quello che le aveva ignorate (vedi Roma) hanno il segno della ritrovata forza delle donne nel difendere i propri diritti.
Anche a livello internazionale le donne italiane si sono fatte sentire, come al CEDAW , uno dei principali trattati delle Nazioni unite, sottoscritto da quasi tutti i Paesi del mondo, per assicurare l’applicazione e il pieno godimento dei diritti delle donne. L’Italia ha ratificato la Convenzione per l’Eliminazione di ogni discriminazione contro le donne nel 1985. Ogni 4 anni i vari governi devono presentare un rapporto ad un Comitato di 23 membri, esperti da tutto il mondo, per illustrare cosa hanno migliorato, come e quali risultati hanno ottenuto. Nel corso della 49a sessione alle Nazioni Unite, il 14 luglio a New York, hanno risposto i rappresentanti del governo italiano. Come voce di controcampo, il comitato ha ricevuto altri 4 rapporti ombra, tra cui quello preparato dalla piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW”, che mette in luce quanto ancora c’è da fare in Italia per garantire un eguale e soprattutto reale accesso e partecipazione alla politica, al lavoro, alla salute, alla protezione dalla violenza, alla cultura etc.. a tutte le italiane, migranti, seconda generazione, disabili, rom e alle persone con diverso orientamento sessuale. Era la prima volta che la società civile italiana presentava un rapporto ombra e partecipava alla sessione di valutazione. Il rapporto, elaborato ha raccolto l’adesione di oltre 120 organizzazioni della società civile sia nazionali che locali e centinaia tra di singoli donne e uomini, creando un comune denominatore tra tante realtà molto diverse tra loro.
I rappresentanti del governo hanno risposto alle domande del Comitato CEDAW alle Nazioni Unite per quel che hanno potuto ma non sono stati in grado di dare informazioni esaustive in diversi punti critici. Molte domande sono rimaste inevase. Ad esempio, avanzare il pretesto dei problemi di budget per giustificare la non applicazione di politiche inclusive delle donne non può essere utilizzata perché molte azioni possono realizzarsi senza intaccare il bilancio, anzi, utilizzare un approccio di genere potrebbe rendere molto più efficiente l’allocazione delle voci della spesa pubblica permettendo l’inclusione delle donne in ogni settore e l’accesso ai loro diritti al pari di quelli degli uomini. Lo smalto che ha perso l’Italia nei contesti internazionali è anche dovuto al fatto che non si rispetta mai lo standard internazionale richiesto. Siamo tra gli ultimi nelle classifiche europee che indicano quanto un paese sta progredendo, e, pur essendo tra i paesi del G8, non siamo di esempio per gli altri perché non applichiamo molte delle direttive europee che ci renderebbero più credibili davanti alle Nazioni Unite. Un esempio? La l.188/2007 sulla base di una direttiva europea aiutava a contrastare la pratica delle dimissioni in bianco sopratutto per donne in maternità ed è stato uno degli atti abrogati dalgoverno nel 2008. Noi donne garantiamo il ricambio generazionale per la società italiana, mettendoci il nostro sforzo fisico, psicologico, emotivo perché incinte, e dopo abbiamo una buona possibilità di restare a casa, senza possibilità di scegliere e tornare a lavorare, come il diritto alla maternità che si sta sempre più restringendo in tutte le regioni. Quanto ancora dovremo aspettare? In Italia le donne contano oltre il 53% della popolazione, e una democrazia di solito è rappresentata dalla maggioranza. Basterebbe applicare l’art.51 della Costituzione per avere più donne in politica. Siamo noi a laurearci di più e con i migliori voti, ma solo il 14% delle donne è professore ordinario all’università. Poco meno di una donna su due lavora, a sud una su tre, le altre perdono la speranza e non cercano neanche lavoro. Lo sforzo delle politiche va nella direzione di rimettere a casa, ma forse il governo non ha capito che i tempi sono cambiati e che saremo noi, che da secoli sopportiamo le maggiori sofferenze e perdite, che siamo il fattore di sviluppo e progresso per garantire a tutti il pieno godimento della vita.
Si potrà avviare un dialogo costruttivo, per cercare di cambiare, insieme, il presente e il futuro delle donne in Italia?



Aderiscono alla piattaforma Lavori in Corsa – 30 anni CEDAW: Fondazione Pangea Onlus, Giuristi Democratici, ActionAid, ARCS-ARCI Cultura e Sviluppo, IMED- Istituto per il Mediterraneo, Be Free, Fratelli dell’Uomo, Differenza Donna ONG.

martedì 12 luglio 2011

Un paese anche per donne

di Sara Ventroni su Europa 12 luglio 2011

In questi cinque mesi sono state dette e scritte molte cose sulla manifestazione del 13 febbraio. Qualcuno ha pensato che la questione riguardasse solo le donne, altri hanno capito che quel giorno le donne parlavano per l’Italia intera.
Così, il motto preso in prestito da Primo Levi, “Se non ora quando?” è diventato, oltre ogni nostra previsione, il via libera per uscire da una lunga stagione di individualismo e di paraideologie selvagge.
Il primo segnale di quel rinnovato spirito civico che si sarebbe poi espresso nelle amministrative, nei risultati referendari e nelle parole che stanno tornando alla ribalta nel lessico della politica italiana: partecipazione e condivisione. Il 13 febbraio è stato questo e tante altre cose che ancora non abbiamo finito di capire, se da quel giorno molte donne che non avevano mai fatto politica hanno dato vita a oltre 120 comitati locali, da nord a sud; se hanno continuato a incontrarsi per ragionare e discutere insieme. Perché il 13 febbraio quel milione e mezzo di donne e di uomini hanno dato voce, in forma di domanda, a un sentimento comune: un paese che non è per le donne, non è per nessuno. Se alcuni credevano che il fermento esploso il 13 febbraio avrebbe assunto le sembianze della protesta antipolitica, la due-giorni di Siena ha dimostrato l’esatto contrario: nella città toscana ha trovato spazio non solo la forza creativa e costruttiva delle donne – che non esclude certo il dialogo con i partiti e con le istituzioni – ma anche la consapevolezza che, in un clima di ascolto, le differenze non sono un ostacolo ma una ricchezza.
Per due giorni le donne hanno dato all’Italia una vera e propria lezione di democrazia, nei contenuti e nelle pratiche, mettendo insieme almeno tre generazioni, e – con loro – ad altrettante idee, proposte o testimonianze: nessuna deroga ai tre minuti concessi per ciascuno degli oltre sessanta interventi dei comitati, delle associazioni, delle politiche e di tutte le donne arrivate a Siena dalla Sardegna, dalla Sicilia, dal Piemonte o dalla Calabria.
Ci sarà certamente tempo per tracciare un bilancio più approfondito, ma intanto è importante fare tesoro di tre elementi emersi dall’incontro, e dai quali la nostra classe dirigente, tutta, potrebbe prendere spunto: 1) la compresenza intergenerazionale, che inanella il movimento studentesco a storiche associazione come Orlando; 2) l’uso creativo e strategico della rete, nella consapevolezza che i social network non possono, né oggi né domani, sostituirsi alla politica del confronto e delle relazioni; 3) la capacità di tenere insieme il paese, passando per i centri e per le periferie, da nord a sud, da Bolzano alla Locride. E ancora, su tutto: la consapevolezza che il movimento delle donne viene da lontano ma ha bisogno, per il futuro, di spazi aperti e inclusivi, che possano comprendere le voci di Souheir Katkhouda e della teologa Agnese Fortuna, della studentessa Sofia Sabatino e della Casa internazionale delle Donne, dell’imprenditrice Margherita Dogliani e delle giovani “archeologhe che resistono”. Non si tratta di cancellare le differenze ma di essere sagge abbastanza da capire che si può stare insieme per obiettivi condivisi senza perdere la propria identità, perché c’è bisogno di tutte per fare dell’Italia un paese anche per donne.

mercoledì 6 luglio 2011

Pronte per Siena?

Tutte le informazioni sull'incontro del 9 e 10 luglio a Siena alla pagina http://senonoraquandosiena910luglio.wordpress.com/

Ecco il programma:


SABATO 9 LUGLIO

11:50 accoglienza e proiezioni video del 13 febbraio.

12:00 saluti di Tatiana Campioni, direttrice del complesso museale Santa Maria della Scala

12:00-13:15

Breve relazione sul 13 febbraio.
Presentazione del tema dell’incontro: corpo, maternità, lavoro, rappresentazione.
Intervento di Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale dell’ISTAT
Video sulla rappresentazione delle donne nei media.
Intervento di Tindara Addabbo (economista): valutazione delle politiche pubbliche e sociali di genere.

13:30 pranzo

15:00 Discussione aperta a tutte.

19:00 Conclusione della discussione.

Sera

Grande festa delle donne di Se Non Ora Quando per le strade di Siena



DOMENICA 10 LUGLIO

10:00 Report e proposte sui contenuti emersi durante la discussione di sabato.

10:15 Come si organizza la rete delle donne italiane?

Proposte e dibattito.

13:30 Conclusioni

domenica 19 giugno 2011

Molla tutto e vieni a Siena!


Incontro nazionale di Se Non Ora Quando il 9 e 10 luglio a Siena, aperto a donne e uomini.
Tutte le informazioni su http://senonoraquandosiena910luglio.wordpress.com/




Il 13 febbraio abbiamo riempito le piazz
e per difendere la nostra dignità di donne e riscattare l’immagine del Paese.

La mobilitazione ha contribuito a portare tante donne al governo delle città e a risvegliare uno straordinario spirito civico.

Ma sono solo primi segnali.

La fotografia dell’ultimo rapporto ISTAT ci conferma che l’immagine deformata delle donne, così presente nei media e nella pubblicità, è solo l’altra faccia della diffusa resistenza a fare spazio alla libertà femminile.

I dati ci dicono che le donne italiane studiano, si professionalizzano, raggiungono livelli di eccellenza in molti campi. Ma sono donne, vogliono esserlo, e questo basta, nel nostro Paese, perché non entrino nel mercato del lavoro (il 50% è senza occupazione) o perdano il lavoro, spesso precario, se scelgono di diventare madri.

Sembrava fino a ieri che dovessimo aver solo un po’ più di pazienza, che la società italiana, forse più lentamente di altre, avrebbe accolto la libertà femminile.

Ma così non è. Occorre prenderne atto.

Vogliamo difendere noi stesse, il nostro presente e il nostro futuro perché una cosa è chiara: un Paese che deprime le donne è vecchio, senza vita, senza speranza.

Mettiamo a punto le nostre idee. Rilanciamo, forti delle nostre diversità, un grande movimento. Stringiamo un patto per rendere le nostre voci più forti e autorevoli.

SE NON ORA QUANDO UN PAESE PER DONNE?

il 9 e 10 luglio, a Siena

Santa Maria della Scala

L’incontro è aperto anche agli uomini

Tornano le donne di Se Non Ora Quando - Intervista a Cristina Comencini

C´è stata una gigantesca mobilitazione popolare che ha influenzato le elezioni. Ora mettiamo al centro il lavoro

Silvia Fumarola su la Repubblica 19 giugno 2011

ROMA – «Facciamo dell´Italia un paese per donne»: più che uno slogan, un impegno. La regista Cristina Comencini racconta con passione la nuova iniziativa del movimento “Se non ora quando?” che porterà a Siena il 9 e il 10 luglio donne di tutta Italia per confrontarsi sul cammino fatto. Gli stati generali della condizione femminile, raccontata da donne del Sud e del Nord, di sinistra e di destra: tutte. «Tutte invitate» spiega la Comencini «a raccontare cos´è cambiato. È stato un anno intenso, e di cambiamenti importanti: lo dimostrano i risultati delle ultime elezioni e del referendum. È come se un´onda dal profondo avesse smosso il Paese. E non c´è dubbio che a questo risveglio abbiano contribuito gli studenti e le donne».
Signora Comencini, parla di “risveglio” ma le donne non hanno fatto grandi passi avanti.
«L´associazione è nata un anno fa per iniziativa di un gruppo di donne, per capire cosa fosse accaduto in Italia. L´Istat racconta che facciamo ancora una fatica mostruosa e siamo rimaste indietro, nel 2011 la condizione femminile è tornata al centro dell´interesse. Anche gli uomini si sono stancati di vedere rappresentate le donne solo come corpi: è stato il primo passo».
Avete intercettato il malessere e la voglia di condividere un percorso comune: immaginava che il movimento sarebbe cresciuto così?
«No, ma l´onda è cresciuta subito. Nessuno aveva il coraggio di esprimersi, come se il sentimento politico fosse ancora vivo, ma nessuno lo manifestava. Il tam tam è partito sul web, il 13 febbraio è stata una data storica: un milione di persone in piazza, l´Italia mobilitata. La nostra intuizione, partita con lo spettacolo “Libere” era giusta. Sono convinta che quest´onda gigantesca abbia influenzato anche le elezioni».
Avete mai pensato di diventare un movimento politico?
«No. Ma il modo in cui è avvenuta l´adesione indica che c´era voglia di cambiamento. La società civile chiede che nasca la politica delle persone non dell´antagonismo, l´Italia vuole vivere meglio. Si sono mossi gli studenti e le donne, il risveglio ha coinvolto tutti. La politica deve lasciarsi contaminare, sarebbe un suicidio non ascoltare queste nuove voci. Il 13 febbraio ha preso vita una mobilitazione popolare; tra i politici c´era chi l´auspicava e chi la temeva. Nella politica delle donne vanno coinvolti anche gli uomini, è una battaglia che si fa insieme».
A Siena cosa succederà?
«Il 9 e 10 luglio ci riuniremo nel Complesso di santa Maria della Scala, ringrazio il sindaco e la direttrice del museo che ci hanno messo a disposizione la città e la struttura. “Se non ora quando?” si pone un´altra domanda: e adesso? Continuiamo a lavorare. L´Italia non è un paese per donne, vogliamo che lo diventi. Gli ultimi dati Istat dicono che il tasso di occupazione femminile è sceso, che le donne abbandonano il lavoro, non possono permettersi di diventare madri. Un quadro che non è da paese moderno, l´Italia non dà nulla alle donne: va rimesso al centro il lavoro femminile».
Ha girato l´Italia: che idea si è fatta?
«Mia sorella Francesca ha raccolto le storie, abbiamo visto donne di tutte le età e condizione, tante le avevamo contattate per e-mail: sono diverse e simili nella consapevolezza di sentirsi escluse. Chi si è reso conto che le donne sono una ricchezza per l´Italia è il presidente della Repubblica Napolitano. Le donne sono lavoratrici efficienti, hanno un potenziale enorme. La forza del nostro movimento è la trasversalità – si è visto dalla piazza – siamo unite perché contano i principi».

venerdì 10 giugno 2011

Siena, 9-10 luglio: i prossimi passi di Se Non Ora Quando

Cristina Comencini e Serena Sapegno a Repubblica TV parlano di Se Non Ora Quando, raccontando il percorso che conduce dal 13 febbraio al nuovo appuntamento di Siena il 9 e 10 luglio 2011:

http://tv.repubblica.it/palinsesto/2011-06-09/10158

Lettera del Comitato Nazionale ai Comitati SeNonOraQuando:

Care tutte,

come vi abbiamo già scritto, sentiamo il desiderio di incontrarci e conoscerci. Vi proponiamo una grande riunione il 9 e 10 luglio, a Siena per cominciare a tracciare il nostro progetto e definire la nostra proposta politica dopo il 13 febbraio.

La città ci ha messo a disposizione un luogo bellissimo, il Santa Maria della Scala, che ha tutte le caratteristiche di spazio per accogliere il nostro incontro. Un gruppo che comprende il comitato SNOQ di Siena e di Roma è già al lavoro per organizzare l’ospitalità e risolvere tutti i problemi logistici. Saremo in contatto continuo con voi attraverso il blog per aiutarvi in tutti i modi a partecipare.

Abbiamo pensato e discusso i contenuti per questo nostro primo incontro, e ci sembra che il nesso tra le brutte immagini di donne che attraversano gli schermi e ricoprono i muri di questo paese e il mancato posto fatto alle donne nella vita pubblica, a cominciare dal lavoro, sia il nodo su cui lavorare insieme.

Questi due aspetti, rappresentazione dei corpi e lavoro delle donne, sono le due facce dello scandalo italiano che abbiamo denunciato il 13 febbraio e che i dati ISTAT impietosamente fotografano.

Le 800.000 costrette a lasciare il loro impiego dopo una gravidanza, l’insieme indistinto e difficilmente quantificabile delle altre, inattive, disoccupate e precarie a cui di fatto viene sottratta anche solo la possibilità di immaginare una gravidanza, sono la dimostrazione che l’Italia non ha mai accettato la libertà e la differenza delle donne e ha sancito così il suo declino.

Cominciamo da qui.

Vi chiediamo di contribuire con le vostre riflessioni e le vostre proposte all’elaborazione su questi due punti.

mercoledì 1 giugno 2011

Libere a Cagliari il 10 giugno

Libere a Sassari il 9 giugno

martedì 31 maggio 2011

Libere a Ponte delle Alpi

L'Associazione Culturale Tina Merlin e Se Non Ora Quando Belluno

con l'Associazione Di Nuovo


presentano

LIBERE


Atto Unico di Cristina Comencini

con Anna Carabetta e Perla Moriggi

regia di Anna Carabetta


segue discussione


Paiane di Ponte nelle Alpi

Piccolo Teatro G. Pierobon

sabato 4 giugno 2011ore 20.30


con il patrocinio del Comune di

Ponte nelle Alpi


ingresso offerta libera

venerdì 27 maggio 2011

La nostra libertà: lo spettacolo e il dibattito a Napoli

Libere al teatro per discutere di donne e femminismo

da Il Mediano.it di Mara Fortuna

Finalmente anche a Napoli è arrivato “Libere”, atto unico di Cristina Comencini, nato a Roma circa un anno fa e rappresentato da allora un po’ ovunque, università oltre che teatri, anche perché “Libere” è senza copyright. A Roma era andato in scena con Lunetta Savino e Isabella Ragonese con la regia di Francesca Comencini, sorella dell’autrice.

A Napoli, in un teatro Sannazzaro stracolmo, è stato rappresentato da Antonella Stefanucci e Chiara Baffi per la regia di Carlotta Cerquetti. L’iniziativa è stata presa dell’associazione culturale Tempolibero, presieduta da Clorinda Irace e dal movimento “Se non ora quando”. I contributi volontari lasciati dagli spettatori sono destinati alla Cooperativa “La Roccia”, una cooperativa sociale che attraverso le attività di una sartoria e di una legatoria aiuta donne e minori in difficoltà.
Chi ha lanciato l’iniziativa a livello nazionale è stata l’associazione romana Dinuovo. In rete si trova il suo documento-manifesto.

Il punto chiave è una domanda: come è potuto accadere che la grande forza delle donne italiane, che aveva sprigionato tanta soggettività politica e culturale, si sia di fatto adattata a godere di diritti e libertà soggettivi, rinunciando a misurarsi con la sfida della responsabilità politica? Il confronto con gli altri paesi europei fissa questo scarto e ci restituisce l’immagine di un paese fragile in cui le donne sono tenute ai margini dello sviluppo sociale e politico. Mentre in Europa i partiti conservatori e socialdemocratici hanno reagito alla crisi della rappresentanza, esplosa negli anni ‘60 e ‘70, aprendosi alle donne ed attuando un parziale ricambio delle classi dirigenti, in Italia tutto questo non è accaduto. Da noi si discute ancora delle quote rosa.

La proposta di Dinuovo è di creare una rete, tra tutte le associazioni, realtà piccole o piccolissime, singole donne, che concordano sulla necessità di aprire un dibattito su questi temi e sentono l’insostenibilità della situazione presente. Lo spettacolo “Libere” serve anche a questo.
“Libere” parla del femminismo e della situazione delle donne oggi in Italia. Parla di quello che il femminismo e la politica (che non l’ha mai accolto) non sono riusciti a fare. Due donne, una matura, con tre figli ormai grandi e un passato da femminista, e una giovane si incontrano, si capisce poi, nella sala d’aspetto di un ginecologo. La difficoltà di comunicazione iniziale lentamente si scioglie, quando nel dialogo, aperto e sincero, entrambe si riconoscono l’una nell’altra, scoprono le somiglianze, molto più significative delle differenze.

L’opera di Cristina Comencini ha il grande merito di provocare la riflessione e favorire il dibattito, cose diventate ormai molto rare, soprattutto su questi temi. Ogni rappresentazione, infatti, viene seguita da una discussione a cui sono tutti invitati a partecipare. Così, terminati gli applausi e accese le luci, introdotto da una breve ed efficace presentazione della Comencini, in sala sono iniziati gli interventi. Ha parlato la dott.ssa Papa, che ha ricordato come con l’80% dei medici obiettori la legge 194 non è realmente applicata e che con il taglio dei fondi ai consultori, operati negli ultimi anni, queste strutture sono state depauperate e costrette alla chiusura.

È intervenuta la prof.ssa Capobianco, che ha denunciato l’assenza totale a Napoli di luoghi dove è possibile per le donne incontrarsi e riunirsi. E a seguire sono intervenute tante donne, e qualche uomo, che hanno parlato dei problemi delle donne migranti, della violenza sessuale, del lavoro, dell’educazione dei figli, dei diritti che non sono stati acquisiti per sempre e che vanno difesi, mentre negli ultimi anni si è pericolosamente abbassata la guardia.

sabato 21 maggio 2011

Questa nota è stata scritta da una giovane ragazza di Torino, Azzurra Martini, incredula che potessero venire mandati in onda programmi di questo tipo.


LA PLASTIFICAZIONE DELLA REALTA’

Antefatto: una giovane torinese sta facendo “zapping” in TV per essere aggiornata in tempo reale sull’esito delle elezioni comunali.

Si imbatte su una rete Mediaset che manda in onda, in prima serata, il programma “Plastik”.

Ebbene, cos’è Plastik? Dapprima appare l’ennesima trasmissione su strambi Guinnes World Re...cords, ma poi assume una dimensione più intima, privata, raccolta, umana… sì, è una trasmissione sull’intimo delle persone, delle donne in particolare.

È una trasmissione che ti fa sentire, donna, comunque bella e giusta, nonostante i piccoli o grandi difetti estetici.

Ma perché sei comunque bella e attraente, nonostante i difetti?

Non perché alla nostra società vai bene così, magari con un po’ di “borse sotto gli occhi”; non perché ti viene chiesto di metterti in salvo dai banali stereotipi da copertina; non perché ti viene insegnato che ogni ruga è un solco di esperienza sul viso di una donna (e di un uomo); non perché ti è stato insegnato che la pelle invecchia, ed è il suo corso naturale; non perché sai che l’invecchiare non è una disgrazia ma è sintomo della vita che avanza, si riempie e si arricchisce.

La televisione dovrebbe fare ammenda per le molteplici immagini pubblicitarie irreali che rappresentano sempre gli stessi corpi e gli stessi visi, e ci dovrebbe insegnare che la verità sta nel viso delle persone che si incontrano per strada: guardati intorno, donna, e noterai splendide quarantenni, o cinquantenni, o sessantenni, con il viso vero e saggio.

Ebbene, forse qualcuno, dietro le quinte, se ne è reso conto, ed ha ideato la trasmissione Plastik per aprire gli occhi alle donne che si trincerano dietro i propri difetti fisici? In un certo senso sì. Quale, il modo per far fronte alle preoccupazioni di una donna di quarant’anni, due gravidanze, due bimbi piccoli, e poche notti di otto ore? Un chirurgo plastico caduto dal cielo che provvede ad eliminare la “pelle in eccesso” degli occhi. Il chirurgo, anch’esso donna, anch’essa visibilmente “ritoccata”, appare un’amica, una consulente, una professionista pronta, per spirito magnanimo e solidale, a metter fine alle preoccupazioni estetiche.

Hai le borse sotto gli occhi a 40 anni? È normale, direi io, e direbbero altri. Invece no, non ti porto a comprendere che è naturale, ma taglio e cucio in sala operatoria. Ti svegli piena di dolore e di lividi sulle palpebre; porti occhiali da sole per 15 giorni, poi li togli, e… non sei più tu.

Sei un’altra donna, con qualche anno in meno sì, e con gli occhi artificiali, spalancati. Hai “guadagnato” qualche anno che però hai già vissuto, e che non rivivrai più allo stesso modo. Avrai quei nuovi occhi e quella nuova espressione a qualunque ora del giorno e della notte; oggi che il tuo bimbo non ti fa dormire, e tra 20 anni, quando il tuo bimbo universitario dormirà più di te. Non c’è più niente di tuo, non c’è più la naturale e affascinante stanchezza di una mamma, di una moglie. C’è una persona che non ha saputo accettare e vivere realmente le gioie e le fatiche di una vita, e che, purtroppo, non ha incontrato nessuno che le insegnasse quanto sia prezioso il tempo vissuto davvero. È una persona che si è rivolta al pubblico, alla televisione, per cercare di risolvere il suo “problema” e che purtroppo ha incontrato dei professionisti della falsità.

Ciò che è peggio è che molte di noi potrebbero pensare che “è facile” avere un aspetto migliore, perché l’abbiamo visto in TV.

Allora mi appello a Quella TV, e le chiedo per favore di insegnare a noi donne che siamo BELLE con le rughe a quarant’anni.


mercoledì 18 maggio 2011

Doppio appuntamento con "Libere" di Cristina Comencini!

Da Nord a Sud, continua l'avventura di Libere, lo spettacolo scritto da Cristina Comencini per Di Nuovo.

Domenica 22 maggio a Verona proiezione di "Libere" e dibattito con Cristina Comencini e Serena Sapegno

Teatro Stimate, Piazza della Cittadella 3 ore 20.45

Organizza: Se Non Ora Quando Verona


Mercoledì 25 maggio a Napoli spettacolo "Libere" con Antonella Stefanucci e Chiara Baffi. Regia di Carlotta Cerquetti

Teatro Sannazaro, Via Chiaia 157, ore 20.45

Organizza: Associazione Di Nuovo

Le donne e il voto di Milano

PISAPIA “TRASCINA” LA FORZA GENTILE DELLE DONNE
di Francesca Zajczyk su www.arcipelagomilano.org

Sulla spinta delle manifestazioni del 29 gennaio “Un’altra Italia è possibile” e del 13 febbraio “Se non ora quando?”, le liste del centro-sinistra a sostegno di Giuliano Pisapia hanno registrato una decisiva svolta nella presenza di candidate al consiglio comunale rispetto al passato. L’intera coalizione a sostegno di Pisapia presenta una pressoché equa distribuzione di genere – 44% donne e 56% uomini – media che sfiora il 50% (48% donne e 52% uomini) se si toglie dal calcolo Italia dei Valori che, con un esiguo 21% di candidate in lista, abbassa la percentuale delle donne presenti nell’intera coalizione.

Si tratta, dunque, di una notevole svolta, di un momento di rottura rispetto al passato, ma anche di un significativo elemento di distinzione rispetto al centrodestra che presenta una quota di candidature femminili del 19% per il Phttp://www.blogger.com/img/blank.gifopolo delle Libertà e del 23% per la Lega Nord.

Ma cosa ci raccontano i risultati del 15-16 maggio? Pur dovendo attendere il ballottaggio per l’esito finale della consultazione ai fini della distribuzione del numero di consiglieri e consigliere tra le diverse liste, un dato balza subito agli occhi. In caso di vittoria del centro-sinistra il sindaco Giuliano Pisapia potrebbe contare su una presenza nella coalizione di maggioranza del 34,5% di donne, pari a 10 su 29, una quota decisamente significativa se consideriamo che l’amministrazione uscente contava una presenza di sole 7 donne su 60 consiglieri, tra maggioranza e opposizione.

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Esodi dalle passioni tristi

A Pisa l'Associazione Casa della Donna organizza la conferenza Esodi dalle Passioni Tristi.

Sabato 21 e domenica 22 maggio, SMS San Michele degli Scalzi, Viale delle Piagge.
Domenica alle 13.00 l'intervento di Susanna Camusso, In mare aperto: lavoro e futuro

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lunedì 16 maggio 2011

Siete tutte invitate!

giovedì 12 maggio 2011

domenica 1 maggio 2011

Milano: invito a un confronto con le candidate

Siamo la metà di tutto

Le donne e il governo della città


Di Nuovo Milano invita le elettrici a un confronto con le candidate delle liste per Pisapia su idee, proposte e progetti per Milano


4 maggio, Casa della Cultura, via Borgogna 3 ore 21.00

venerdì 29 aprile 2011

Io sono emozione

Lunetta Savino partecipa all'incontro con Eve Ensler, il 15 maggio al Salone del Libro di Torino, portando l'esperienza di Se Non Ora Quando?

Domenica 15 maggio ore 18.00 – Sala Gialla
Io sono emozione
Manifesto per la dignità delle giovani donne
Ed. Piemme

Incontro con Eve Ensler
autrice de I monologhi della vagina
Intervengono Lella Costa e Lunetta Savino
Conduce Monica Capuani

giovedì 28 aprile 2011

mercoledì 27 aprile 2011

Libere va a scuola

LIBERE di Cristina Comencini va in scena all'Istituto ISIS "Rosario Livatino" di Napoli

con Anna Carabetta e Maria Marino
e la partecipazione di Fabiana Pierbattista

Sabato 21 maggio ore 11
Via Domenico Atripaldi 42, Napoli

sabato 23 aprile 2011

Come a trent'anni si perde il lavoro per avere un figlio

Precaria, incinta, licenziata. "Non chiedevo la luna"

Katia ha 36 anni. Dottorato e master. Dopo 5 anni di contratto a progetto con mansioni da dipendente, Italia Lavoro la manda a casa al sesto mese di gravidanza. "Mi chiedo cosa potrò offrire a mia figlia"

di Emanuele Di Nicola, rassegna.it

E' una società del ministero del Lavoro gestita con soldi pubblici. Ma non esita a licenziare una donna incinta al sesto mese di gravidanza, insieme a molti altri lavoratori. Una situazione davvero paradossale quella dell'agenzia Italia Lavoro, che adesso rischia di perdere i ricorsi e pagare i risarcimenti con i soldi dei cittadini italiani. All'interno di questo caso, poi, c'è la vicenda personale di Katia Scannavini: 36 anni, laureata con master, mandata a casa dall'agenzia dopo cinque anni di contratto a progetto, in piena gravidanza. A lei abbiamo chiesto di raccontarci come sono andate le cose.
Leggi l'intervista

venerdì 22 aprile 2011

Appello ai candidati sindaco

Sono arrivati a 100 in tutta Italia i comitati Se non ora quando, nati spontaneamente dopo la grande manifestazione del 13 febbraio. Questo il risultato del censimento realizzato dal Comitato nazionale, che sta lavorando alla formazione di una rete delle donne italiane e si appresta a lanciare una grande iniziativa nazionale.

I comitati si sono formati secondo le caratteristiche di trasversalità espresse dalla manifestazione del 13 e sono aperti a tutte le donne, nel rispetto dell'appartenenza politica, culturale, di formazione e di credo di ciascuna. Il nostro principale obiettivo è coinvolgere il più alto numero di donne possibile, a partire dalle più giovani, nella costruzione di un paese per donne e di donne per la rinascita dell'Italia.

La forza espressa dalla mobilitazione del 13 febbraio ha già portato a qualche significativo risultato: candidati sindaci di grandi città, come Milano Torino e Bologna, hanno preso l'impegno, in caso di elezione, di costituire giunte nelle quali ci sia parità di presenza tra uomini e donne.

Il comitato nazionale Se non ora quando lancia un appello a tutti i candidati e a tutte le candidate sindaco alle prossime elezioni amministrative del 15 e 16 maggio affinché si impegnino concretamente prima del voto a favore di una presenza massiccia di donne nelle loro liste, a costituire giunte di governo che vedano una parità di rappresentanza tra donne e uomini e a favorire la promozione del ruolo delle donne in ogni ambito del governo delle città.

Roma, 22 aprile 2011

IL COMITATO NAZIONALE SE NON ORA QUANDO?

giovedì 21 aprile 2011

Libere a Napoli

25 maggio ore 21, Teatro Sannazzaro

Con Antonella Stefanucci e Chiara Baffi

Regia di Carlotta Cerquetti

Dimissioni in bianco, disoccupazione giovanile e nessun welfare per la maternità: l'ipocrisia del Governo sulla famiglia

Sulle spalle della famiglia, di Chiara Saraceno da lavoce.info 20 aprile 2011

Il governo sostiene di aver rafforzato il ruolo della famiglia. E infatti ricadono sulle famiglie italiane tutti i problemi di cui, nella maggior parte dei paesi, si fa carico lo stato sociale: dalla povertà alla dipendenza in età anziana, dalla disoccupazione giovanile alla cura dei bambini piccoli quando la madre lavora. Le timide proposte innovative del Piano nazionale per la famiglia sono rimaste lettera morta. Senza contare che una disoccupazione giovanile vicina al 30 per cento impedisce ai giovani di crearsi una propria famiglia. Le dimissioni delle lavoratrici madri.

Non ha torto Silvio Berlusconi ad affermare che il suo governo ha rafforzato il ruolo della famiglia. Basta intendersi su che cosa significa “rafforzare”.

LE FAMIGLIE E IL WELFARE

Il ruolo della solidarietà famigliare, sempre importantissimo nel nostro welfare debole e squilibrato, è uscito indubbiamente rafforzato dalla riduzione dei trasferimenti agli enti locali (a partire dall’abolizione dell’Ici), quindi delle risorse per i servizi alla persona, così come dalla riduzione dell’offerta educativa della scuola pubblica in termini di contenuti e di tempo.Èstato rafforzato anche dal mancato adeguamento del sistema di protezione sociale a un mercato del lavoro flessibile, dove la precarietà e la disoccupazione colpiscono soprattutto i giovani.
Questa modalità di rafforzamento è stata teorizzata esplicitamente nei due più importanti documenti del governo sul welfare: il Libro bianco sul futuro del welfare e il documento Italia 2020 sull’occupazione femminile e i problemi di conciliazione. (1) Entrambi i documenti indicano appunto nella solidarietà famigliare la principale risorsa su cui contare per far fronte a tutti i problemi di cui, nella maggior parte dei paesi, si fa carico in larga misura lo stato sociale: dalla povertà alla dipendenza in età anziana, dalla disoccupazione giovanile alla cura dei bambini piccoli quando la madre lavora.
Le timide proposte innovative indicate con grande enfasi nel novembre scorso dal Piano nazionale per la famiglia, e commentate su questo sito, sono rimaste lettera morta. (2)
Sulla base dell'obiettivo di rafforzamento del ruolo delle famiglie, si è proceduto a tagli indiscriminati, salvo che sui sussidi alla scuola privata, e si è di fatto vanificato il fondo per il sostegno all’affitto. Ma non solo: si è anche ripetutamente sottovalutata la drammaticità di una disoccupazione giovanile che tocca il 30 per cento.
Peccato che non tutti abbiano alle spalle una famiglia che può provvedere in caso di necessità. E peccato che proprio la dipendenza dalla solidarietà famigliare, oltre a sovraccaricare le famiglie e a sottoporre a tensione bilanci spesso modesti, renda più difficile per i giovani costituire una propria famiglia, se lo desiderano. Rende anche difficile alle mamme conciliare famiglia e lavoro, se non hanno un reddito sufficiente a pagare un servizio privato, o una mamma o una suocera disponibili e in grado di condividere le responsabilità di cura.

LE NORME PER LE LAVORATRICI MAMME

Alle mamme, poi, il governo Berlusconi ha fatto un brutto scherzo fin dall’avvio del governo. Nel giugno 2008, in nome della semplificazione, il ministro Sacconi ha infatti ha abrogato la norma che imponeva la procedura telematica per le dimissioni volontarie. Era stata approvata a largissima maggioranza bipartisan dal parlamento pochi mesi prima, durante il governo Prodi, per cercare di contrastare l’abitudine di far firmare in bianco una lettera di dimissioni all’atto dell’assunzione – un’abitudine molto diffusa soprattutto nelle aziende del Nord e molto utilizzata soprattutto contro le lavoratrici che rimangono incinte. La consigliera di parità nazionale che, facendo il proprio mestiere, osò protestare per il danno che ne sarebbe seguito per coloro che volevano avere un figlio, si vide revocata la nomina. Solo un anno dopo è stata introdotta una nuova norma, di fatto più complessa, che richiede che un genitore che si dimette “volontariamente” durante il periodo protetto dalla legge sui congedi confermi la propria volontà davanti a un funzionario della direzione provinciale del lavoro (nota prot. 25/II/2840 del 26 febbraio 2009). La nuova norma, tuttavia, riduce la protezione al solo periodo coperto dalla legge sulla maternità e paternità. Non protegge affatto da dimissioni forzate al termine di quel periodo, quando la lavoratrice dovrebbe tornare al lavoro.

(1) Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Libro bianco sul futuro del welfare. La vita buona nella società attiva, Roma, maggio 2009; ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, ministero per le Pari opportunità, Italia 2020. Programa di azioni per l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro, Roma, dicembre 2009.
(2)Verso un piano nazionale per la famiglia, novembre 2010. Per un commento su questo sito si veda Daniela Del Boca e Chiara Saraceno, “Una tradizionale famiglia italiana”, 9.11.2010

lunedì 18 aprile 2011

A proposito di donne nei CDA

da Corriere Economia, 18 aprile 2011

The Plight of Women in Italy

University of Notre Dame
Italian Studies at Notre Dame presents

The Plight of Women in Italy

Marina Calloni
Professor University of Milano-Bicocca and Italian Fulbright, University of Notre Dame

Wednesday April 27, 4:30 pm
Special Collections Hesburgh Library

The lecture will be followed by ascreening of the theatrical piece “Libere”, written by Cristina Comencini, directed by Francesca Comencini, starring Isabella Ragonese and Lunetta Savino, produced by the Association “Di Nuovo”, translated by Rosi Braidotti.

Co-Sponsors:

Africana Studies
College of Arts and Letters
Department of Romance Languages
Gender Studies PhD in Literature
Nanovic Institute for European Studies

Contact

italstud@nd.edu 574.631.6886
italianstudies.nd.edu

All Roads Still Lead to Italy...



sabato 16 aprile 2011

Sgambetto alle quote rosa

di Gianna Fragonara sul Corriere della Sera, 16 aprile 2011

Sembrava fatta, ma la legge sulle quote rosa nei consigli di amministrazione delle società per azioni rischia di nuovo di saltare. All'ultimo minuto, quando ormai sembrava solo questione di giorni per l'approvazione finale, un emendamento del governo che recepisce le richieste già avanzate da Confindustria, banche e assicurazioni nei mesi scorsi manda all'aria il compromesso raggiunto faticosamente al Senato tra maggioranza e opposizione.
Ufficialmente la politica è bipartisanamente d'accordo che lentamente e con cautela le quote vadano introdotte, sia nell'economia che nella politica (è di questi giorni una proposta per le quote riservate anche nelle elezioni amministrative). E dietro le quinte? Viene da chiedersi, chi ha paura delle quote rosa? Diamo per scontato quei cento-duecento uomini che dovranno cedere il loro posto alle donne. Ma evidentemente anche molti altri se l'ultima proposta avanzata dal governo che è sceso in campo ufficialmente per fermare il compromesso negoziato dai suoi parlamentari è che nel 2015 le donne siano il 10 per cento (una su dieci consiglieri, per piacere non chiamatele quote, chiamatele briciole), poi nel 2018 il 15 o al massimo il 20 per cento. E poi... e poi se la vedranno i nostri nipoti e le nostre nipoti.
Perché non è possibile un confronto aperto su una questione che in tutta Europa è scontata? E davvero in Italia non ci sono cento o duecento donne, intellettuali, avvocatesse, manager, per ricoprire degnamente questi ruoli? Gli unici ad essere coerentemente contrari alle quote sono i radicali, e lo rivendicano. Negli altri partiti ci sono però molti che non le vogliono: una bella grana per le cordate e per le nomine pubbliche, tanto per cominciare. Ma essere apertamente contro le quote è antipatico, impopolare e sa di vecchio. Forse, invece, una discussione aperta anche delle ragioni del no potrebbe portare a soluzioni condivise, moderne e attuabili. Perché rinviare di quasi dieci anni le quote rosa significa che entreranno in vigore quando, vogliamo sperare, dovrebbero invece essere superate.
Significa anche approvare una legge ridicola. Gianna Fregonara ©

mercoledì 13 aprile 2011

Rapporto OCSE: le donne lavorano gratis tre ore più degli uomini

Ocse: in Italia uno dei divari maggiori. Il 15% della giornata dedicato ad attività non remunerate. In Francia e Gran Bretagna il gap è di due ore, nei paesi nordici è meno di 60 minuti

di Luisa Grion su Repubblica

Tanto lavoro a casa gratis, poco lavoro fuori retribuito. Le italiane fanno i salti mortali per mettere assieme ufficio e famiglie, per coprire con la loro doppia attività l´assenza di servizi dedicati ai bambini e agli anziani e la persistenza di una discriminazione di ruoli dura a morire. Il risultato è che ogni giorno sono occupate per oltre cinque ore in attività che non garantiscono loro nemmeno un euro di paga. Tre ore e quaranta minuti in più di lavoro gratis rispetto agli uomini, che alle attività non retribuite dedicano una media di un´ora e quaranta al giorno.
A mettere in cifre la vita quotidiana di donne e uomini ci ha pensato l´Ocse (organizzazioni per la cooperazione e lo sviluppo economico) che, nel rapporto Society at glance fa i conti in tasca al lavoro delle famiglie compilando la graduatoria delle disparità fra ruoli e paesi. Una classifica dove l´Italia spicca, visto che quanto a gap uomini e donne, nell´Ocse peggio di noi fanno solo l´India, il Messico, la Turchia e il Portogallo.
Rispetto al passato, va detto, stiamo recuperando: le indagini Istat segnalano che se negli anni Novanta oltre l´80 per cento del lavoro domestico era svolto dalle donne, oggi quella quota si ferma al 71,5. Ma è indubbio che la corsa alla parità da noi ha ritmi troppo lenti e che tanto resta da fare.
In tutto il mondo, il lavoro non retribuito (che occupa circa il 15 per cento di una giornata) è considerato «cosa» da donne, più che da uomini, ma la differenza fra sessi, nella media Ocse si ferma a poco meno di due ore e mezza e i tutti nostri confinanti stano sotto quella quota. Nella Francia che fa tanti bambini e pure in Gran Bretagna, il gap uomo e donna è contenuto nelle due ore, in Germania si riduce di un altro quarto d´ora e che dire dei paesi nordici dove la differenza si dimezza? In Danimarca, per esempio, sia donne che uomini dedicano alle mansioni non pagate meno tempo, la differenza fra i due sessi c´è , ma si riduce a 57 minuti.
Dietro le tabelle dell´Ocse c´è una diversa concezione della vita (in Italia si dedica più tempo alla cucina, ma in assenza di alternative assistenziali anche a bambini e anziani), dei ruoli, dell´occupazione e degli stipendi. Da noi le madri stanno a casa non sempre per gioiosa scelta, ma perché gli asili nido non ci sono e quando ci sono costano troppo: vista la differenza di stipendio fra uomo e donna, a lei, in termini economici può con convenire lavorare fuori.
Una sorta di «compensazione» in realtà c´è: le italiane vanno in pensione prima delle colleghe straniere e ci restano più a lungo. L´assegno non sarà alto, visti i minori contributi, ma è destinato a durare nel tempo. Dal mix di minore anzianità lavorativa e buona prospettiva di vita deriva infatti un record previdenziale: le donne italiane godono della pensione per 27 anni, la media Ocse si ferma a 23,3 anni. Per l´uomo italiano si parla invece di 22,4 anni, al secondo posto della classifica dopo la Grecia. La media Ocse si attesta appena sotto i 18 anni.
L´alta divergenza fra uomini e donne è un fatto incide negativamente sulla crescita del paese e sulla natalità, pur se va precisato che il lavoro non retribuito dà di per sé un contributo alla ricchezza nazionale: l´Ocse stima che valga in media un terzo del Pil, ma l´intervallo oscilla fra il 19 per cento della Corea e il 53 del Portogallo.